Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Nasce il Cobas nel terzo settore, il Cobas alla Pubblica Assistenza di Pisa

Postato il 6 Maggio 2014 | in Lavoro Privato, Sindacato | da

Nel mese di aprile 2014 su iniziativa di un comitato di lavoratori è stata istituito il Cobas Pubblica Assistenza Pisa, già attivo, in attesa delle prossime elezioni RSU. L’adesione dei lavoratori è stata al di sopra delle aspettative: sono stati numerosi i dipendenti che hanno voluto firmare per la presentazione della lista alle elezioni. La nuova sigla si propone di affrontare temi importanti come la sicurezza sui luoghi di lavoro, la valutazione dello stress correlato, l’anomala presenza di personale atipico impiegato anche su servizi che richiedono una specifica e approfondita formazione.

A seguire la lettera aperta che ha accompagnato la presentazione del nuovo sindacato, consegnata al direttore e esposta nella bacheca RSA / RSU.

Il personale della Pubblica Assistenza di Pisa non è sufficientemente tutelato.

Se così non fosse un accordo come quello sul volontariato in Regione Toscana non sarebbe stato sottoscritto visto che parte dalla riduzione dei posti di lavoro nel terzo settore, dall’aumento dei carichi di lavoro che determinano condizioni di vita sempre peggiori.

E’ arrivato il tempo delle scelte, perché non si tutelano lavoratori\trici e posti di lavoro tacendo e mettendo in secondo piano i problemi legati alla salute e sicurezza degli operatori, per non parlare poi degli orari di servizio e del futuro dei servizi socio sanitari con la costante minaccia di tagli da parte della spending review.

A tutto questo si affianca l’impiego sempre più frequente sulle ambulanze e sui servizi sociali di “personale atipico”, costituito soprattutto dai cosiddetti Lavoratori Socialmente Utili, persone con livello di formazione inadeguato che operano nel settore soltanto per il periodo sufficiente a scontare la sanzione (sostituiva della pena) inflitta loro dal tribunale. Questo aspetto, oltre a diminuire la qualità del servizio prestato al cittadino, appesantisce il lavoro dei dipendenti che durante il turno, invece di avere a fianco un collega collaborante, si trovano a dover gestire anche le lacune professionali dei “lavoratori atipici”(il nostro giudizio va al loro improprio utilizzo, non certo alle persone verso le quali abbiamo massimo rispetto e considerazione).

Bisogna tener conto che la convivenza con i nostri utenti dei servizi sociali, ciascuno con un diverso livello di disabilità, richiede una buona conoscenza dei problemi e delle esigenze dei singoli: non basta affiancare all’autista dipendente una persona qualunque. Per render loro un buon servizio occorre impiegare persone che abbiano sviluppato una discreta capacità di relazionarsi con i disabili, in modo che si sentano a loro agio durante le lunghe permanenze sui nostri mezzi.

Capita spesso che nessun operatore del trasporto sociale venga consultato per la progettazione dei veicoli impiegati in questo servizio: solo chi opera sul campo è a conoscenza delle reali necessità delle persone disabili e solo con un coinvolgimento degli operatori si possono ottenere dei mezzi strutturalmente adeguati.

Sarebbe opportuno che il Direttore o il Coordinamento venissero a supervisionare di persona la situazione mezzi.

La Regione Toscana e l’Anpas devono prendere atto che i mezzi in servizio sono spesso vecchi e fatiscenti, basti vedere le ambulanze datate ed in cattivo stato di manutenzione, mezzi che circolano nei servizi interni all’ospedale (realtà che stride con l’immagine di efficienza e modernità venduta dall’Azienda Ospedaliera Pisana).

I locali in cui soggiorniamo durante il servizio notturno in ospedale sono privi di qualsiasi comfort e dotati di fatiscenti arredi di recupero, una unica stanza che funge da magazzino presidi delle ambulanze e sala attesa del personale, stanza che non è neanche dotata di chiave (si sono già verificati furti ai danni dei dipendenti).

Si evidenzia una totale assenza di controlli mirati a tutelare la salute del lavoratore per quanto riguarda l’esposizione a radiazioni ionizzanti durante il trasporto di pazienti sottoposti a infusione di radiofarmaci per l’esecuzione di esami scintigrafici e terapie. Si rammenta che il personale dipendente dell’Azienda Ospedaliera è dotato di specifici dosimetri che registrano la quantità di radiazioni assorbite durante il turno.

Importante è anche osservare l’assenza di protocolli, sempre all’interno all’ospedale, che regolamentino il trasporto di pazienti affetti da malattie infettive con i quali gli operatori delle ambulanze vengono quotidianamente a contatto. Il mancato lavaggio delle divise parte della Pubblica Assistenza costringe i lavoratori a portarsi a casa potenziali infezioni.

I dipendenti e i loro familiari sono quindi a rischio di infezioni soprattutto se pensiamo alla inadeguata pulizia e igiene dei mezzi, per la quale non è ancora presente una pianificazione.

Esiste una relazione di stress da lavoro correlato secondo quanto previsto dal dgls 81/2008 e in tal caso la relazione tiene conto delle reali condizioni in cui si opera? Non credete che il rischio da stress sia alto e bisognoso, stando alle normative, di interventi risolutivi? Noi pensiamo che una valutazione del rischio corretta e credibile debba coinvolgere tutto il personale e anche tecnici esterni individuati dal sindacato. I Cobas mettono a disposizione esperti e tecnici a tale scopo.

La normativa in materia di trasporto sanitario è rispettata e applicata? Facciamo alcuni esempi concreti. Chiediamo fin da ora un incontro con RSPP.

Turnazione: le richieste dalla Azienda Ospedaliera sono sempre meno sostenibili, basti pensare alla recente riduzione dell’orario notturno dell’ambulanza in servizio al pronto soccorso che termina il turno alle tre di notte (costringendo i lavoratori a rientri per completare le 38 ore lavorative previste dal contratto) o alle sempre più pressanti richieste di flessibilità della pausa pranzo durante i turni a cavallo tra mattina e pomeriggio.

Alla PA chiediamo di mettere un freno a esose pretese e\o rivedere le dotazioni organiche.

Ci sarà da discutere del nuovo accordo decentrato perché negli ultimi due anni sono cambiate le condizioni di lavoro e occorre rivedere la parte normativa e quella economica. Il vecchio accordo alle voci orari e flessibilità è stato monitorato nel corso degli anni? E in tal caso quali sono i reports e le criticità? Noi pensiamo che un accordo vada in realtà riscritto alla luce delle nuove esigenze, ma per fare ciò occorre una nuova Rsu in sostituzione di quella ormai decaduta.

La nuova organizzazione sindacale si impegnerà anche a fare pressione sull’azienda perché si impegni a stabilire nuove convenzioni che garantiscano di mantenere gli attuali livelli occupazionali in caso di ridimensionamento o cessazione di una delle convenzioni attuali.

A queste elezioni Rsu saranno presenti anche i Cobas quando la Cgil deciderà insieme a noi di fissare una data. In attesa di ciò (visto che la vecchia Rsu è scaduta e il personale necessita di una sua rappresentanza), i Cobas si attiveranno per dare forza e concretezza ad un programma il cui unico scopo è la tutela della forza lavoro, della sicurezza, del potere di acquisto e di contrattazione di noi tutti\e

Riferimenti Pubblica Assistenza Pisa
Alessandro Malfatti
Elisabetta Petrinelli

Cobas lavoro privato Pisa

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