Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Liberalizzazioni. Uno tsunami la cui faglia parte dai Comuni e arriva a istruzione e sanità 2006

Postato il 13 Maggio 2014 | in Italia, Sanità, Scenari Politico-Sociali, Scuola, Sindacato | da

A me sembra che il mio quotidiano preferito, il Manifesto, sottovaluti gli attacchi al welfare

Il 18 agosto scrivevo:

“I giorni scorsi ho sentito una piccola parte di un confronto a Cortina tra il Presidende di Confindustria Montezemolo e il Ministro Padoa Schioppa. Tra un Presidente di Confindustria che invocava uno Stato e una pubblica amministrazione degni di questo nome, ma incline a mettere al centro l’Impresa, e un Ministro che rispondeva cercando di far capire che uno Stato, la pubblica amministrazione, sono realtà un po’ più complesse di una Impresa. Ecco, io penso come Padoa Schioppa anche per quello che riguarda i Comuni. E se contrario ai Municipi-padrone, non di meno sono perché i Comuni, come dalla Carta Europea sulle Autonomie Locali del 1985, per certi “beni comuni”, siano non solo “regolatori”, ma anche “gestori”. Non con contraddittorie Spa o Srl, ma, per i soli beni comuni, con reti di Enti strumentali e con veri Bilanci Partecipati; cioè con cittadini cui conferire, sui bilanci comunali, poteri non meramente consultivi, ma decisionali.

Oggi, 23 agosto, leggo su La Repubblica: “Il botta e risposta tra il titolare del Tesoro e l’economista Giavazzi ha acceso il dibattito …- In campo economisti e politici”.

Non sono un economista, ma semplice segretario comunale di montagna che assiste ad aggressioni al welfare comunale con esternalizzazioni dei servizi che lasciano sempre più sgomenti. Sembra che si stia andando, sostanzialmente, verso la chiusura dei Comuni. Al loro posto pseudo Municipi-padroni e multi utilities Spa e Srl. Dietro, uno scontro diretto tra liberisti. Tra sostenitori di un liberismo radicale e di uno meno.

Stupisce il silenzio su questa polemica del mio giornale preferito: Il Manifesto. Stupisce perché dietro c’è il tema della privatizzazione anche di sanità e istruzione. Come? Con un DPEF, richiesta di Gavazzi e altri, che segua politiche di taglio alla spesa pubblica, compresa quella locale. E’ la scuola Tatcher. Come commenta Edmondo Berselli su La Repubblica. Tema che non è, però, del solo Giavazzi; dei soli ultraliberisti.

Eccone le prove.

Ecco cosa scrive il Ministro Lanzillotta sul suo DDL S 772, approvato il 7 luglio dal Governo. Siamo all’articolo 1, comma 2: “Le finalità pubbliche proprie delle attività pubbliche di cui ai commi 1 e 2 (n.d.r.: parlano di “sevizi pubblici locali” e delle “funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane”) sono perseguite, ove possibile, attraverso misure di regolazione, nel rispetto del principio di concorrenza e di sussidiarietà orizzontale”.

Sottolineate le parole: “ove possibile”, “attraverso misure di regolazione” e “nel rispetto del principio di sussidiarietà orizzontale”, domanda: Lanzillotta e Governo sono o no, rispetto a comuni, province e città metropolitane, iperliberisti?

Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, in un servizio su Il Sole 24 Ore dell’11 luglio, appena uscito il decreto Bersani e il DDl S 772, rivela: “Noi del Censis abbiamo avviato una riflessione sul Welfare dei patrimoni, cioè su un nuovo Wlefare adatto ai tempi in cui lo Stato può spendere meno ma può favorire l’accumulazione dei patrimoni dei singoli per soddisfare in forme innovative bisogni essenziali come la formazione e l’assistenza sanitaria”. Ohibò! Chi si aspettava un De Rita ultraliberista?

Arriviamo al 19 agosto e, si legga su Il Sole 24 ore a pagina 8, Giorgio Vittadini, o Compagnia delle Opere e Comunione e Liberazione (si leggano anche i giornali dei giorni successivi sul Miting di Rimini), anticipa le sue richieste ai non pochi esponenti del Governo che sfileranno al Miting, a partire dal Ministro Ds Bersani: “Perché non si analizzano le sperimentazioni di Blair che introducono fondazioni pubbliche e private nella sanità e nell’istruzione? Perché non si parla di autonomia nella scelta dei modelli organizzativi scolastici; di libertà di insegnamento e personalizzazione degli apprendimenti; di parità e pluralismo scolastico e libertà di scelta dell’utente supportata da voucher … Forse questi argomenti non hanno a che fare con una concezione realmente completa del termine “liberalizzazione?”.

Caro Manifesto. Si scrive da tempo in tema di esternalizzazioni e altro dei beni comuni. Di Comuni cui stanno cambiando letteralmente i connotati. Si può ancora parlare di Comuni se privati dei beni comuni? ‘Liberalizzati” i Comuni, convincere i cittadini a “liberalizzare” anche sanità e istruzione è un gioco.

Bella non è.

Altidona 23 agosto 2006
Luigi dr. avv. Meconi

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