Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Il laboratorio bolivariano è un’impresa comune

Postato il 8 Aprile 2015 | in Mondo, Scenari Politico-Sociali | da

carlos-palenceSulle pareti coperte di graf­fiti è rima­sta l’insegna della vec­chia fab­brica tes­sile, la Tocome, nata nel 1949. Il cuore della pro­du­zione, oggi pulsa però al ritmo di un pro­getto più ambi­zioso. La sin­tesi è rac­chiusa nel logo che lo annun­cia — Nucleo de desar­rollo endo­geno socia­li­sta Fran­ci­sco de Miranda – e nel col­let­tivo che lo rap­pre­senta, il Movi­miento social revo­lu­cio­na­rio de tra­ba­ja­do­res (Msrt). Una comu­nità auto-organizzata in un grande quar­tiere di Cara­cas, ai con­fini tra la zona di classe media e quella popo­lare del muni­ci­pio Sucre. Il quar­tiere è stato uno dei punti caldi delle pro­te­ste vio­lente con­tro il governo Maduro, e la fab­brica occu­pata si è tra­sfor­mata in una trin­cea di infor­ma­zione comu­ni­ta­ria e di resi­stenza. Non lon­tano dal metro Los Cor­ti­jos, die­tro una can­cel­lata cigo­lante c’è un ampio piaz­zale adi­bito a mer­cato. Tony Rodri­guez, coor­di­na­tore del nucleo endo­geno ci offre spre­mute di frutta e ci fa strada tra i ban­chetti di pro­dut­tori locali, rac­con­tan­doci la sto­ria dell’impresa recu­pe­rata. Una sto­ria uguale a tante altre nel con­te­sto di crisi della IV Repub­blica. La Tocome chiude, i pro­prie­tari lasciano a casa i lavo­ra­tori sull’onda del Cara­cazo, la rivolta con­tro la fame e il caro-vita scop­piata il 27 feb­braio del 1989.

Dieci anni dopo, con l’arrivo di Hugo Cha­vez al governo, le cose cam­biano, le prio­rità si capo­vol­gono: prima ven­gono gli ultimi. Si nazio­na­liz­zano le imprese, si tas­sano le mul­ti­na­zio­nali, si asse­gnano i ter­reni incolti espro­priati al grande lati­fondo. La nuova costi­tu­zione apre un qua­dro legale ine­dito che inco­rag­gia e sostiene l’autogestione. Dopo il golpe con­tro Cha­vez del 2002 e la ser­rata padro­nale del 2003, il mini­stero del Lavoro fa un cen­si­mento per capire quali imprese neces­si­tino di aiuto. Occorre rimet­tere in piedi l’economia, comin­ciare a ridi­men­sio­nare la sto­rica dipen­denza al petro­lio, incre­men­tare la pro­du­zione nazio­nale. Risulta che 1.149 fab­bri­che, in mag­gio­ranza tes­sili, hanno chiuso e 756 sono par­zial­mente ferme.

Lerggi tutto l’articolo di Geraldina Colotti al seguente indirizzo:

http://ilmanifesto.info/il-laboratorio-bolivariano-e-unimpresa-comune/

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