Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Il diktat e l’agenda Monti

Postato il 28 Dicembre 2012 | in Italia, Scenari Politico-Sociali | da

Esiste uno stretto legame tra l’unione finanziaria europea attorno all’euro e la disinitegrazione economica e politica dell’europa in particolare dei cosiddetti Piigs, i paesi maggiormente colpiti dalla crisi nei quali le classi lavoratrici hanno subito feroci attacchi perdendo decine di migliaia di posti di lavoro e una perdita del potere di acquisto di salari e pensione che ha spinto interi paesi (Portogallo, Grecia) in miseria

Veniamo da anni nei quali sono state raccontate menzogne di ogni tipo sull’Europa e sull’Euro, sul cambio fisso e la moneta unica, sulla “locomotiva ” tedesca (ma poco si è parlato del crollo dei salari germanici del 6% tra il 2003 e il 2009, poco del sindacato tedesco , del suo sostanziale assenso ai minijob che hanno condannato milioni di lavoratori\trici alla moderazione salariale, alla sottoccupazione e precarizzazione). Gli ultimi anni sono stati all’insegna di crescenti squilibri e disuguaglianze economiche con accumulo di debiti privati pagati con soldi pubblici , con lo smantellamento del welfare, la compressione salariale e un sistema legislativo in materia di lavoro che accresce la flessibilità in uscità e la rigidità in entrata.

Le menzogne diffuse su Euro e unità europea sono alla base di quel pensiero unico che ha costruito il governo tecnico del potere economico e finanziario (Monti è uomo della fiat e della Goldman a dimostrazione che non esiste un capitalismo finanziaio cattivo da contrapporre al buon capitalismo industriale), un governo oggi dimissionario ma più presente che mai attraverso l’agenda Monti, un “primo contributo ad una riflessione aperta” che detta le linee guida della prossima campagna elettorale forte del sostegno attivo di Finanza, Vaticano (grazie al condono per il pagamento dell’Imu), settori industriali e poteri europei

L’agenda Monti guarda non solo alle prossime elezioni Politiche italiane ma alle Europee del 2014 per arrivare a quella data con la normalizzazione di alcuni paesi (nel frattempo sull’orlo del collasso con welfare inesistenti e le loro economie nazionali privatizzate) e norme comuni sul modello del fiscal compact (che rimane tra i punti salienti del programma Bersani per quanto ne dica il grillo parlante Vendola), sul contenimento del debito, sulla fissità del cambio, su legislazioni in materia di ambiente e lavoro a dir poco regressive

Se scorriamo le pagine dell’agenda Monti si ritrova il pareggio di bilancio strutturale, l’abbattimento del debito con le solite politiche di austerità che sterilizzano le economie nazionali abbattendo il potere di acquisto di salari e pensioni, le privatizzazioni ( sulle quali mai è stato un fatto un bilancio per valutarne i costi\ benefici e i settori che ne hanno beneficiato in termini economici, politici e finanziari), la dismissione del patrimonio pubblico che equivale a svendite e distruzione di posti di lavoro.

Ma l’agenda del sor Monti non finisce qui, si passa dalla spending review (di cui abbiamo avuto solo un primo assaggio), alla riorganizzazione della Pubblica amministrazione sul modello inglese e americano (dove la Pa , guarda caso, è ai minimi termini, incapace anche di erogare servizi minimi essenziali), da una nuova stagione di liberalizzazioni (privatizzazioni) a un rilancio (velato) del nucleare (la parola chiave è la riduzione dei costi energetici, come se le energie più dannose per l’ambiente fossero a costo zero) e della privatizzazione di tutti i beni comuni.

Monti vuole aprire l’Italia agli investimenti esteri, favorire l’ingresso di capitali e multinazionali che all’inzio degli anni novanta arrivarono nel nostro paese depredando industrie e tecnologie pubbliche avanzate disimpegnando lo stato da un ruolo attivo nell’economica condannando il paese alla recessione industriale. Il modello di riferimento per Monti è Marchionne con cui proprio nei giorni scorsi ha rafforzato un intesa che esprime da sola il modello di sviluppo industriale del Governo e la sua idea di democrazia nei luoghi di lavoro

L’agenda si prefigge obiettivi ambiziosi (?) anche per l’università e la ricerca ( mentre scriviamo si apprende che numerosi atenei sono in crisi nera, mentre il Governo ha stanziato onerosi aiuti per le università private, dove guarda caso insegnano molti dei tecnici al governo)

Le pagine salienti dell’agenda Monti sono le ultime, dove si rivendica la riforma previdenziale (quella che innalza l’età lavorativa alla soglia dei 70 anni di età impedendo alle giovani generazioni l’accesso al mercato del lavoro) e dove si annunciano nuovi e devastanti interventi in materia di lavoro, ammortizzatori sociali, welfare, riforme istituzionali (minore democrazia, un tema su cui le opinioni di Mario Monti sono a tutti note), il tutto con quel linguaggio asciutto e diretto atto a trasformare un programma neo liberista in messaggio rassicurante per i cittadini, con un pizzico di concessione alla lotta contro la corruzione che rappresenta il miglior viatico con cui i corruttori di oggi e di ieri potranno presentarsi come i salvatori di domani

Alla agenda, o meglio ai Diktat, di Monti, occorre rispondere con un programma minimo che rimetta al centro il lavoro, la riduzione degli orari, la ripresa dei salari e delle pensioni, la cancellazione delle politiche di austerità e soprattutto abbatta quella montagna di menzogne costruita attorno alle politiche europee di contenimento del debito, del pareggio in bilancio, di riforme della previdenza e del mercato del lavoro che non servono alle classi lavoratrici, ai giovani e alla ripresa di un paese oggi ostaggio del partito unico del Fiscal compact

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