Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

A proposito del licenziamento del RLS Alex Villarboito

Postato il 10 maggio 2018 | in Lavoro Privato, Sicurezza sul lavoro, Sindacato | da

Riporto a seguire solo alcuni dei tanti articoli apparsi in rete sul licenziamento di Alex Villarboito, RSU e RLS della Sacal, a cui rimando per ulteriori approfondimenti.

Ricordo la petizione lanciata da Marco Bazzoni su tale argomento, che ho rilanciato su Facebook e alla mia mailing list e a cui invito ad aderire.

Relativamente a questo argomento dò il mio contributo, come tecnico della sicurezza, per capire esattamente cosa è successo, nella speranza che tali situazioni non si ripetano nel futuro.

Parto dal D.Lgs. 81/08 (“Decreto”) che definisce le attribuzioni, ma anche i limiti, del ruolo del RLS.

Infatti l’articolo 50, comma 1, lettere m) e n) di tale Decreto stabilisce che:

“Fatto salvo quanto stabilito in sede di contrattazione collettiva, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

–         fa proposte in merito alla attività di prevenzione;

–         avverte il responsabile della azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività”.

Inoltre il medesimo articolo e comma, alla lettera o), stabilisce che:

“[Il RLS] può fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro o dai dirigenti e i mezzi impiegati per attuarle non siano idonei a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro”.

In merito alla tutela delle attribuzioni sopra indicate, il Decreto (articolo 50, comma 2) dispone poi che:

“Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività e nei suoi confronti si applicano le stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali”.

Occorre però osservare che il Decreto definisce anche precisi limiti alle attribuzioni e all’operato del RLS.

Infatti l’articolo 50, comma 6 del Decreto impone che:

“Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è tenuto al rispetto delle disposizioni di cui al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 [Legge sulla Privacy] e del segreto industriale relativamente alle informazioni contenute nel documento di valutazione dei rischi e nel documento di valutazione dei rischi di cui all’articolo 26, comma 3 [DUVRI], nonché al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui vengono a conoscenza nell’esercizio delle funzioni”.

Quanto stabilito, ex lege, dal Decreto è pressoché integralmente riportato anche nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i dipendenti dalle industrie metalmeccaniche private e della installazione di impianti, nel suo ultimo aggiornamento del 5 dicembre 2012 (applicabile al caso in questione).

Tale CCNL specifica infatti al Titolo V “Ambiente di lavoro”, articolo 1 (“Ambiente di lavoro – Igiene e sicurezza”), lettera E) che:

“Gli RLS sono tenuti a fare un uso strettamente riservato ed interno dei documenti ricevuti ed esclusivamente connesso all’espletamento delle proprie funzioni rispettando il segreto industriale anche in ordine ai processi lavorativi aziendali e il dovere di privacy sui dati sensibili di carattere sanitario riguardanti i lavoratori”.

In attesa di ulteriori informazioni, ritengo che siano questi ultimi due disposti legislativi e contrattuali, la “scusa” per il licenziamento di Alex, come se segnalare un grave incidente all’opinione pubblica tramite i quotidiani cartacei o on-line, sia un mancato rispetto del “segreto industriale” o una indebita diffusione dei “documenti ricevuti”.

Per evitare queste ritorsioni aziendali che, giustamente, il Comitato Antifascista e Antirazzista di Vercelli definisce “squadriste”, io consiglio sempre di percorrere le strade che il Decreto e i Codici consentono ai RLS e lavoratori in generale.

In virtù dell’articolo 50, comma 1, lettera o) del Decreto, primo passo da fare è la segnalazione del mancato adempimento degli obblighi legislativi (cioè di fatto una denuncia di reato) agli Organi di Vigilanza (ASL o VVF a seconda dei casi), specificando più dettagliatamente possibile le non conformità o, come in questo caso, le cause dell’incidente.

Per buona prassi la segnalazione/denuncia va fatta in maniera formale (Raccomandata RR o Posta Elettronica Certificata), sia all’Organo di Vigilanza, sia alla Procura della Repubblica, che ha potere di controllo sull’Organo di Vigilanza.

A seguito di una risposta (o anche in assenza di risposta) la documentazione inviata e/o ricevuta può essere inviata, a questo punto e con ragione, ai giornali locali o nazionali.

Credo che la soluzione da me proposta possa salvaguardare il RLS per i seguenti motivi:

–         si attiene a quanto a lui attribuito dal Decreto;

–         informa (secondo il Decreto, ma anche secondo il Codice Penale) l’Organo di Vigilanza e la Procura della Repubblica dei reati riscontrati;

–         impone all’Organo di Vigilanza (e ne richiede il controllo alla Procura della Repubblica) le azioni richieste dal Codice di Procedura Penale in merito alla notizia di reato;

–         raccoglie ogni utile documentazione formale della sua denuncia, da usare non solo verso l’Organo di Vigilanza (se non interviene), ma soprattutto verso l’azienda in caso di ritorsioni;

–         informa in maniera motivata, documentata e formale gli organi di informazione dei reati riscontrati.

In merito a quanto sopra, ho predisposto per molti RLS, moduli di contestazione e richiesta di intervento all’Organo di Vigilanza, che sono disponibilissimo a diffondere a quanti ne abbiano bisogno.

Come ultima considerazione posso dire, per esperienza mia personale, che il RLS avrà successo e non sarà ricattabile, se si porta dietro la maggioranza dei lavoratori per cui opera.

Per cui la prima azione da fare è quella di creare nuovamente coscienza di classe relativamente al fatto che la guerra tra padroni e lavoratori si è sempre giocata e si gioca ancora oggi sulla pelle di questi ultimi.

Marco Spezia

Ingegnere e tecnico della sicurezza

 

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LICENZIATO PER LA SICUREZZA DEI PADRONI

Alex Villarboito, RSU-RLS della Sacal, fonderia di Carisio in provincia di Vercelli con circa 200 dipendenti, è stato licenziato perché, per la sicurezza dei lavoratori, ha messo a repentaglio la sicurezza dorata dei padroni.

Dice, infatti la dirigenza, che ha leso l’immagine dell’azienda.

E in effetti è vero, Alex ha strappato il velo di ipocrisia con cui l’azienda si pavoneggia di fronte alla stampa.

Lo ha fatto denunciando sui giornali le condizioni spesso degradanti in cui sono costretti ad operare i lavoratori. L’ha fatto perché per questa immagine fasulla a cui i padroni della Sacal tengono proprio come al profitto, qualche mese fa a momenti un lavoratore ci lasciava le penne.

E ce le avrebbe certo lasciate se non ci fosse stato un sindacalista come lui, uno dei migliori che abbiamo in FIOM a Vercelli, che col suo lavoro ha saputo negli anni frenare l’incuranza totale dei padroni.

Uno che non ha mai avuto paura a scontrarsi con loro e a scioperare. Ed è per questo che è stato licenziato. Perché è e resta un ottimo esempio per tutti i lavoratori.

Ora, per questo fatto gravissimo il segretario della FIOM di Vercelli-Valsesia, Ivan Terranova si sta muovendo molto bene, organizzando una conferenza stampa e mettendo in cantiere scioperi territoriali e mobilitazioni e tutto quanto sarà necessario.

Mi auguro però che non venga demandato tutto al mio Segretario. Perché in questi casi è fondamentale che parta anche una pronta e istintiva azione dal basso di RSU, RLS e lavoratori.

Per parte mia riproporrò ai direttivi quel che ho già proposto mille volte: cassa di resistenza con quota percentuale prelevata dal tesseramento.

Perché fino a quando non riusciremo a far reintegrare Alex Villarboito, Alex va sostenuto e mantenuto dalla CGIL di Vercelli.

Lorenzo Mortara

Direttivo FIOM Piemonte

Da Il sindacato è un’altra cosa

https://sindacatounaltracosa.org/tag/piemonte

 

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AZIENDA LICENZIA RLS CHE DENUNCIA CONDIZIONI DI INSICUREZZA

Mentre si parla tanto di sicurezza sul lavoro e proprio mentre i sindacati, giustamente, dedicano il primo maggio alla sicurezza sul lavoro e alle troppe vittime che seguitano a cadere nel nostro Paese (circa 200 dall’inizio dell’anno) da parte padronale la risposta è quella di sempre: chi parla di sicurezza viene licenziato. Un vero paradosso che ritorna e contro cui ci si scontra come contro un muro di gomma.

Questo è quello che è successo a Alex Villarboito, lavoratore e RLS della Sacal Alluminio di Carisio, provincia di Vercelli, licenziato il 2 maggio per aver fatto il proprio dovere di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

La colpa di Alex è quella, dopo un grave incidente avvenuto nella propria azienda, di aver denunciato anche pubblicamente nel corso di una mobilitazione le scarse condizioni di sicurezza nella fonderia.

Ma della sicurezza paradossalmente non se ne possono occupare nè i lavoratori né il RLS, pena la ritorsione peggiore con la quale si dà l’esempio anche a tutti gli altri che potrebbero alzare la testa e dire cosa non và.

Al fianco di Alex si è subito schierata la FIOM CGIL e sono già state presentate due interrogazioni parlamentari, per la prossima settimana sono state annunciate iniziative di sciopero per chiedere il ritiro del licenziamento.

Ivan Terranova, Segretario FIOM di Vercelli, ai microfoni di Radio Articolo 1 ricorda l’accaduto e denuncia con forza l’atteggiamento dell’azienda.

“Durante uno sciopero proprio sul tema della sicurezza, davanti ai cancelli, Alex ha dichiarato alcune cose relative al tema. Siamo sconcertati davanti a un provvedimento del genere; un RLS deve essere tutelato, è un paradosso quello che accade. Se passa il principio che un RLS può essere licenziato perché denuncia situazioni di insicurezza non so dove si possa arrivare”.

Il segretario di Sinistra Italiana e deputato di Liberi e Uguali, Nicola Fratoianni ha dichiarato che: “Liberi Uguali porterà il caso in Parlamento, con un’interrogazione al governo in cui chiederemo provvedimenti urgenti nei confronti di questa azienda. All’operaio licenziato la nostra vicinanza, ma sappiamo che questa non è sufficiente: c’è anche la nostra disponibilità per qualunque iniziativa, anche legale”.

Ma rimane il macigno sulla testa dei RLS, di fatto non messi in condizione di svolgere la propria funzione, rimane un limite odioso alla loro libertà di parola e di denuncia. La vicenda di Alex non può non richiamare alla mente quella che alcuni anni fa interessò il macchinista ferroviere Dante De Angelis, RLS, licenziato anch’egli per aver denunciato problemi di sicurezza.

Da Diritti Distorti

http://dirittidistorti.it

 

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IL COMITATO VERCELLI ANTIFASCISTA ANTIRAZZISTA: COLPIRE UN OPERAIO SIGNIFICA COLPIRE LA RESISTENZA

Il Comitato Antifascista Antirazzista di Vercelli esprime piena e totale solidarietà ad Alex Villarboito, delegato FIOM della Sacal di Carisio, licenziato dai padroni per aver fatto il suo dovere di RLS, vale a dire di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

Il licenziamento di un delegato sindacale, oltreché un atto intimidatorio e repressivo, è anche un atto dal sapore squadrista. Perché il Comitato non dimentica la relazione storica tra il fascismo e il capitalismo italiano che lo finanziò e lo sostenne finché gli fu utile.

La violenza fascista non si diresse a casaccio, ma fu concentrata praticamente in blocco contro gli operai e le loro organizzazioni. Solo nella prima metà del 1921 vennero incendiate oltre 50 Case del Popolo, più di 100 cooperative e quasi 150 sedi di partito.

Senza schiacciare gli operai, il fascismo non sarebbe mai potuto andare al potere. E senza la lotta partigiana degli operai, non sarebbe mai stato abbattuto.

Per questo, colpire un delegato sindacale oggi, tanto più nel clima crescente di sdoganamento delle formazioni apertamente neofasciste, significa colpire al cuore la Resistenza, perché il cuore pulsante della Resistenza furono la classe operaia e le sue migliori avanguardie, di cui Alex Villarboito non è che uno degli eredi più illustri.

Il Comitato Antifascista Antirazzista, quindi, sarà al suo fianco nella durissima lotta che lui, la FIOM-CGIL e i lavoratori intraprenderanno fino a quando il licenziamento sarà ritirato. A cominciare dallo sciopero con presidio alla Sacal, in cui il Comitato non farà mancare la sua presenza partigiana.

Da Info Vercelli

http://www.infovercelli24.it

 

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DELEGATO FIOM LICENZIATO, AVEVA DENUNCIATO LA SCARSA SICUREZZA IN FABBRICA

Nel Vercellese. Il giorno dopo il Primo maggio dedicato ai morti sul lavoro.

Il licenziamento di Alex Villarboito giunge nei giorni in cui prende forma la curva in netta ascesa che illustra l’andamento delle morti sul lavoro nel primo trimestre dell’anno.

La denuncia della FIOM-CGIL di Vercelli potrebbe sembrare una vicenda d’altri tempi: la storia di cui un operaio che viene sanzionato perché denuncia pubblicamente le condizioni pericolose nella fonderia dove lavora, la Socal Alluminio di Carisio. La provincia di Vercelli ha già subito due morti sul lavoro da inizio anno.

Alex Villarboito era il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza ed RSU: a seguito di un grave infortunio subito da un operaio, che sbalzato a terra subiva un trauma cranico e toracico sul posto di lavoro, aveva raccontato ai giornali le dinamiche dell’accaduto, sottolineando la sicurezza insufficiente presente in fabbrica. Lo faceva fuori dai cancelli della sua fabbrica, pubblicamente.

Dopo alcune settimane dalla pubblica denuncia, appena dopo la festa dei lavoratori, nella sua vita piomba il licenziamento: gli vengono restituiti i libretti di lavoro. Secondo l’azienda le dinamiche dell’incidente non sono quelle raccontate da Villarboito.

Al fianco dell’operaio si schiera Ivan Terranova, segretario provinciale della FIOM-CGIL: “E’ paradossale che mentre il primo maggio in tutta Italia, le istituzioni e i sindacati hanno ribadito l’importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro, il giorno dopo un rappresentante della sicurezza venga licenziato per aver denunciato la necessità di avere più attenzione su questo aspetto nel proprio luogo di lavoro”. Continua il segretario della FIOM: “Soltanto pochi giorni prima della contestazione disciplinare, Alex aveva indetto uno sciopero per sensibilizzare l’azienda a intervenire in modo più efficace sulle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimento”.

Marco Grimaldi, consigliere regionale di Sinistra italiana ieri ha incontrato l’operaio licenziato: “A quanto pare, in questo Paese sono ancora vere due cose. La prima: con nuove o vecchie formule, i licenziamenti disciplinari continuano a colpire chi protesta e chi chiede condizioni dignitose nei luoghi di lavoro. Secondo: si muore ancora di lavoro e molte aziende, invece di garantire sicurezza, puniscono chi lo denuncia. Abbiamo appena depositato un Question Time in Consiglio Regionale e un’interrogazione urgente in Parlamento perché le istituzioni chiedano univocamente l’immediato ritiro del licenziamento”.

“La prossima settimana dopo le doverose assemblee faremo iniziative di sciopero che avranno un respiro regionale e nazionale. Abbiamo ricevuto sostegno da parte di tutti, e andremo avanti fino al ritiro del licenziamento”, annuncia Terranova.

Da Diritti Globali

https://www.dirittiglobali.it

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