Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Facchini in presidio all’Areoporto di Pisa

Postato il 21 Giugno 2014 | in Lavoro Privato, Sindacato | da

Volantinaggio dei facchini aereoportuali aderenti al cobas lavoro privato all’ingresso delle partenze del Galilei.

Una nuova mobilitazione, questa volta a sostegno dei lavoratori delle aziene appaltatrici impegnati nei servizi di pulizia e facchinaggio.

Questi lavoratori – dicono Federico Giusti e Marcello Pantani dei Cobas pisani- stanno subendo condizioni di lavoro regolate non tanto dalle normative in vigore, quanto imposte dalla legge della giungla,. Una condizione comune a gran parte degli appalti, quelli pubblici inclusi.

Poco o nulla viene detto e scritto sui facchini del Galilei, gran parte immigrati di etnia filippina (una trentina dei circa 70 lavoratori hanno aderito ai Cobas).

I lavoratori sono stati assunti con contratti diversi, che presentano un autentico sventagliamento di diversificazione del monte-ore individuale; * hanno l’orario di lavoro spezzettato in svariate frazioni, anche molto distanti tra loro, nell’arco della giornata; * si vedono rendicontate in busta paga in misura inattendibile le ore di lavoro, ordinarie, straordinarie o supplementari che siano; * si vedono applicato in forme differenziate e discriminatorie un accordo interno regolante il premio di produttività e la corresponsione di ticket mensa; * hanno carichi di lavoro insostenibili, soprattutto nel facchinaggio, anche per effetto della riduzione sistematica del numero degli addetti alle operazioni di carico e scarico bagagli; * lavorano in condizioni in cui l’apparato muscolo-scheletrico (in dispregio delle norme sulla sicurezza) viene sottoposto a una intensificazione continua dello sfruttamento, che pregiudica integrità fisica e stato di salute; * non hanno, in poche parole, garantiti e rispettati i loro diritti.

Con questa prima iniziativa i Cobas vogliono aprire una vertenza con le cooperativa Arca e Cooplat finalizzata a migliorare le condizioni di vita e di lavoro di questi lavoratori ma allo stesso tempo chiamano in ballo la Sat che in qualità di committente “ha degli obblighi da rispettare”

Giusti e Pantani poi si soffermano su un caso particolare, quello di un lavoratore risultato da visita medica inadeguato alla mansione di facchinaggio. La ditta lo ha assegnato alla mansione di pulizia, dimezzandogli le ore e mettendo alla fame lui e la sua famiglia. In alternativa, gli ha “offerto” di svolgere le ore mancanti (3/4 al giorno, da lunedì a venerdì) a 90 chilometri di distanza, caricandolo di spese di viaggio più o meno equivalenti al salario ricavabile da questo lavoro in “trasferta” e costringendolo a viaggiare circa 5 ore, con, al ritorno a Pisa, altre 4 ore di lavoro in aeroporto, fino all’1,30 della notte. Come dire: partire da casa verso le 12,00 e ritornarvi verso le 02,00. Tutto questo, naturalmente, nel rispetto della salute del lavoratore!!!!!

I Cobas hanno già chiesto alla ditta di rinunciare a questa “soluzione” e di completare l’incarico lavorativo al proprio dipendente nell’area pisana con mansioni compatibili con la sua situazione di salute. Dopo avere ricevuto un rifiuto netto e categorico, abbiamo replicato la nostra richiesta ma senza ricevere risposta-. E i Cobas (che si sono nel frattempo rivolti alla medicina del lavoro) concludono annunciando “in caso di mancate soluzioni” altre e più clamorose forme di lotta

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