Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Appello per Bahar Kimyongur

Postato il 28 Novembre 2013 | in Mondo, Scenari Politico-Sociali | da

Facciamo nostro l’appello per la liberazione del militante Turco

Interrogazioni parlamentari, prese di posizione di singoli, di gruppi parlamentari, di Amministrazioni Locali, lettere e richieste al Ministero di Grazia e Giustizia, ispezioni e richieste di visite in carcere…

NO all’estradizione in Turchia! Libertà per Bahar Kimyongur!

Il 22 novembre, al suo arrivo in Italia, è stato arrestato all’aeroporto di Bergamo Bahar Kimyongur attivista belga di origini turche. E’, in ordine di tempo, l’ultimo tentativo di estradarlo in Turchia, dove sarebbe incarcerato e sottoposto al regime di torture fisiche e psicologiche che lo stesso Bahar ha denunciato. E’ proprio per la sua opposizione al regime turco e per la sistematica denuncia della violazione dei diritti umani e civili nella Turchia di Erdogan che le autorità turche gli danno la caccia in tutti i paesi dell’UE: Bahar è letteralmente perseguitato in tutta l’Unione Europea sulla base di un ordine di cattura spiccato nel 2006 dal governo turco e fatto proprio dall’Interpol.

Per il governo Erdogan lo scrittore e militante attivo nei movimenti internazionalisti e contro la guerra sarebbe ‘un terrorista’, in quanto si oppone alla repressione e alle politiche del partito liberal-islamista al potere ad Ankara.

Le accuse contro Bahar hanno a che fare con quanto avvenne in Turchia nel 2000: durante una visita del ministro degli Esteri turco al Parlamento Europeo l’attivista e giornalista denunciò pubblicamente le violenze e le brutalità inflitte dalle autorità di Ankara a migliaia di prigionieri politici, molti dei quali impegnati in uno sciopero della fame ad oltranza. Un gesto che gli costò l’accusa di “collaborare con il terrorismo” da parte della stampa e del mondo politico turco. Fino a che la Turchia spiccò nei suoi confronti un ordine di cattura internazionale respinto però dai governi del Belgio e poi dei Paesi Bassi.

Ma la persecuzione nei suoi confronti rimane in piedi, visto il suo attivismo nel denunciare il ruolo delle autorità turche nell’addestramento e nel finanziamento delle milizie jihadiste che insanguinano la Siria. Tant’è che la scorsa estate Bahar fu arrestato in Spagna dove era andato per trascorrere qualche giorno di vacanza con la sua famiglia, e fu scarcerato su cauzione solo dopo una vasta mobilitazione delle organizzazioni di sinistra.

Può un mandato di cattura emesso ormai sette anni fa da un governo autoritario, che viola sistematicamente le libertà politiche, civili e democratiche del proprio popolo e che nella repressione dei moti di piazza dell’estate scorsa ha causato la morte di ben 6 manifestanti, essere preso in considerazione dalla magistratura di un paese dell’Unione Europea? Un mandato di cattura che tra l’altro è stato ritenuto illegittimo da sentenze di tribunali olandesi e belgi in quanto fondato su accuse di carattere politico giuridicamente infondate?

Riteniamo che ogni democratico, ogni associazione, ogni movimento debba prendere posizione e impegnarsi per la liberazione di Bahar Kimyongur e per evitare che venga estradato.

Importanti esponenti della società civile e istituzioni democratiche hanno avuto la possibilità di conoscere Bahar nel 2003, quando fu fra i promotori in Italia del Simposio contro la Tortura e l’isolamento carcerario (Firenze….). Riteniamo che oggi Bahar Kimyongur meriti l’attenzione e il sostegno di quanti vogliono e possono prendere parola e attivarsi affinchè da quella esperienza si possano raccogliere frutti concreti: amministrazioni locali e istituzioni democratiche possono e devono prendere posizione. E’ quello che sollecitiamo con questo documento, è quello che auspichiamo venga fatto in fretta perché ogni giorno che passa in silenzio è potenzialmente un passo verso l’estradizione, l’isolamento e la tortura dello stesso Bahar.

La battaglia per evitare l’estradizione di Bahar è una battaglia per i diritti politici, civili e democratici che riguarda tutti coloro che non si rassegnano agli arbitri e ai colpi di mano, alle “collaborazioni” illegali e illegittime fra il governo Italiano e i regimi criminali.

Fra le iniziative di denuncia e sensibilizzazione programmate per i prossimi giorni, segnaliamo il presidio ad Ancona del 3 dicembre; la solidarietà a Bahar è legata strettamente alla battaglia per difendere i diritti politici nel nostro paese: no alla persecuzione dei comunisti

La moglie di Bahar ha steso e fatto circolare questa lettera, con la richiesta che sia firmata e inoltrata al Ministero di Grazia e Giustizia.

Al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, Ministero di Grazia e Giustizia,

via Arenula, Roma

Oggetto: detenzione di un cittadino belga nelle carceri italiane per reato di opinione

Signor Ministro,

Dallo scorso 21 novembre, il cittadino belga Bahar Kimyongür è detenuto a Bergamo su richiesta della Turchia, la quale ne richiede l’estradizione. Dal momento che oggi alle 11 si svolge un’udienza davanti alla Corte d’Appello di Brescia, ritengo sia mio dovere come cittadino sottoporLe alcuni elementi, importanti per la conoscenza del caso.

In primo luogo, occorre sapere che da oltre dieci anni Bahar Kimyongür subisce una vera e propria persecuzione da parte dello Stato turco che lo accusa senza prove di essere un “terrorista”. Questa persecuzione è avvenuta soprattutto in Belgio. Tuttavia, dopo quattro processi e due giudizi in cassazione, Bahar Kimyongür è stato completamente assolto dalla Corte d’Appello di Bruxelles.

La Turchia ha anche fatto pressione sui Paesi Bassi, ma nel 2006 la Camera di estradizione dell’Aja ha rifiutato l’estradizione. Sulla base dello stesso mandato d’arresto internazionale emesso dalla Turchia, il signor Kimyongür è stato poi arrestato in Spagna, lo scorso 17 giugno. In questo caso, la giustizia spagnola ha rimesso in libertà molto rapidamente il cittadino belga, anche se la procedura per l’estradizione è tuttora in corso.

E adesso è la volta del Suo paese a essere il teatro della persecuzione che Bahar Kimyongür subisce da parte di Ankara. E’ indispensabile che questo accanimento cessi perché, come indicano le giustizie belga e olandese, Bahar Kimyongür non ha commesso alcun atto di violenza o delitto. Quel che risulta insopportabile per il governo turco, sono le prese di posizione critiche di questo cittadino belga, i suoi scritti nei quali egli si oppone alla politica di Ankara, le sue coraggiose denunce delle violazioni dei diritti umani e i casi di tortura nelle prigioni turche.

Signor Ministro, in questo momento Bahar Kimyongür, cittadino belga, è un prigioniero politico in Italia per le sue sole opinioni. E’ una situazione intollerabile. Ecco perché mi permetto, in nome della libertà di espressione, di scriverLe e appellarmi a Lei affinché possa ispirare tutti passi necessari a ottenere la liberazione di Bahar Kimyongür.

Voglia gradire, signor Ministro, i miei saluti e ringraziamenti

In fede,

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