Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Anci, Legautonomie e Cgil, Cisl Uil: la grande bruttezza e la Unione dei Comuni

Postato il 11 Marzo 2014 | in Lavoro Pubblico, Sindacato | da

Riordino decentrato delle funzioni in termini tecnici così danno ad intendere. In pratica ulteriore smantellamento delle autonomie locali.

In Emilia Romagna sindacati e Anci stanno mettendo a punto un sistema che farà scuola in altre Regioni, e sembra che sia sul punto di essere firmato l’ennesimo accordicchio sindacalE i cui effetti presto si registreranno anche in Toscana.

Tante parole vuote e inconcludenti, ma in sostanza l’ ennesima beffa per lavoratori e cittadini.

Il processo in atto è ormai di “accentramento di poteri” anche se lo nascondono dietro una falsa partecipazione. Le comunità locali infatti si coinvolgono non in astratto come viene fatto, ma facendole decidere su materie rilevanti come la gestione\manutenzione del patrimonio pubblico, del territorio, potenziando i servizi alla persona, reinternalizzando servizi per assicurare a tutta la forza lavoro uguale dignità lavorativa, salariale e contrattuale.

Insomma l’esatto contrario di quanto accade oggi con accorpamento di uffici, perdita di posti di lavoro, privatizzazioni e una gestione del pubblico in termini privatistici (socializzare le perdite e privatizzare a vantaggio di pochi i profitti).

Le Unioni dei Comuni in Emilia Romagna e Toscana sono lo strumento per eliminare molti piccoli comuni e la stessa idea di comunità locale consapevole e partecipe dei processi decisionali, capace di esprimere una proprià identità collettiva attraverso relazioni sociali solidali che rappresentano anche i diritti delle persone.

Si incrementeranno le fusioni incentivandole con i soldi pubblici, quando mancano perfino i fondi alla manutenzione delle strade e delle scuole. E allora gli obiettivi di certa politica, che è sempre quella che ha votato la spending review, la modifica dell’ art. 81 della Costituzione rendendo obbligatorio il pareggio di bilancio, i patti di stabilità e i vincoli di bilancio, non possono che essere meno comuni , minori servizi, più poteri ai sindaci \podestà, minore controllo democratico, più affari.

E nel frattempo si procede a ritmi serrati verso lo smnatellamento delle Province e delle funzioni da esse svolte che saranno un affare per i nuovi processi di esternalizzazione.

Si utilizzano austerità e debito, per creare paura, sfiducia, disinteresse nelle persone, ma anche le forme di fusione e unione di Enti Locali così da farle sentire abbandonate da istituzioni che sentono più lontane spesso amministrate da rappresentanti non più eletti, che si sentono così meno controllati nel loro operato.

Una cosa certa è che nei comuni oggetto di fusione tendono a peggiorare le condizioni di lavoro (sono già partite in certi casi le esternalizzazioni dei servizi) ,ma anche la qualità dei servizi complessivamente erogati perchè organizzati e gestiti in funzione solo della compatibilità dei costi ( che di solito portano a taglio dei salari e delle tutele) e non per rispondere ai bisogni di cittadine e cittadini.

In questo quadro la cittadinanza è relegata al ruolo di silente spettatrice, anzi la si induce sempre più a disinteressarsi dell’ Amministrazione della cosa pubblica, in sostanza ad astenersi da qualunque forma di partecipazione democrarica.

E’ questo il modello da seguire ? Noi pensiamo di No!

Del resto basterebbe vedere la vicina Francia con tanti piccoli comuni, per capire che le fusioni che da noi si incentivano non sono sinonimo di efficienza ma solo di affari, e che anche le Unioni non producono benefici in termini di economie di scala dovute ad accorpamenti, ma solo il rafforzamento dei poteri di Sindaci – potestà che non rispondono ai cittadini ma solo al sistema di cui fanno parte, ovvero ad un aggegazione di interessi tra politica e capitalismo finanziario.

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