Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

A margine della celebrazione della giornata della memoria

Postato il 29 Gennaio 2013 | in Italia, Scenari Politico-Sociali | da

Nella Giornata delle Memoria si ricordano i campi di sterminio organizzati dai Tedeschi, è utile ricordare anche quelli gestiti dai loro alleati.

Il 6 aprile del 1941 l’aviazione tedesca bombarda Belgrado: invadono la Jugoslavia le truppe Tedesche, Italiane, Bulgare, Ungheresi. La Croazia è in parte occupata dall’esercito italiano, in parte è stato indipendente, retto dagli Ustaša. I crimini degli Ustaša, i fascisti croati, furono tali da far inorridire perfino alcuni generali tedeschi. In particolare nel campo di Jasenovac, morirono 700000 persone, tra cui Ebrei, Serbi, partigiani catturati, comunisti e in generale oppositori del regime. Nel campo le persone venivano spesso torturate nei modi più abbietti, prima di venire assassinate.

Nel campo di Jasenovac finirono anche i Rom jugoslavi.

E’ solo da pochi anni che si ricorda nella giornata della Memoria, oltre alla Shoà anche il Porrajmos, il “divoramento” in lingua Romanì. Per troppi anni il genocidio dei Rom è stato tenuto in sordina. Eppure l’organizzazione dello sterminio nei campi nazifascisti nella II Guerra Mondiale, affonda le radici nella pratica di controllo dei Rom nei Zigeuner Lager, dove nei primi decenni del Novecento, essi venivano rinchiusi, per essere analizzati, studiati, isolati. Con le dovute differenze, in Italia i campi nomadi appartengono allo stesso modello segregativo Dopo la II Guerra mondiale, i capi Ustaša riuscirono in parte a scappare in America Latina, dopo essersi nascosti in Austria e Italia, spesso nei conventi con l’aiuto essenziale del Vaticano e di settori della Democrazia Cristiana.

Gli Italiani, alleati degli Ustaša, a loro volta compirono efferatezze nei territori da loro occupati, in particolare in Dalmazia, in Lika (la regione della Croazia popolata da Serbi), e nel Montenegro. Interi villaggi furono rasi al suolo in Lika, tutto ciò che serviva ai contadini per sopravvivere veniva requisito, si ricordano episodi in cui i contadini erano inviatati a condurre il bestiame ai comandi dell’esercito occupante e poi, una volta requisito il bestiame, venivano consegnati agli Ustaša con l’accusa di essere partigiani, e i poveretti venivano liquidati. La Dalmazia è piena di lapidi di partigiani e civili fucilati dal Regio esercito o dalle camicie nere. Numerosi furono i campi per civili jugoslavi gestiti dagli Italiani: non si trattava di campi di sterminio, ma la gente moriva lo stesso. Vorrei solo ricordare il famigerato campo di Rab (Arbe) isola della Dalmazia, in cui morirono di stenti nella sporcizia, nel freddo e nella fame bambini, donne e uomini, rinchiusi per svariati motivi. Molti campi di prigionia meno noti ma altrettanto terribili si trovavano in Italia e in Albania, in cui morirono migliaia di donne e uomini di ogni regione della Jugoslavia.

Del resto anche in Grecia l’occupazione italiana portò alla morte di 300000 persone per fame.

E’ utile ricordare come la Jugoslavia chiese la consegna di numerosissimi criminali di guerra italiani, ma non ottenne neppure il famigerato Mario Roatta ( a tale proposito è utile la visone del film della BBC Fascist Legacy ).

Fra poco in Italia verrà celebrata un’altra giornata, quella del “ricordo”, il 10 febbraio: questa volta non si tratta di una cosa seria, ma di una farsa. Infatti nel dopoguerra ci fu una profonda riflessione in Germania a vari livelli su quanto era successo, mentre in Italia ciò non avvenne, anzi fu proposto il mito “Italiani brava gente”.

Invece di ricordare i propri crimini, gli Italiani li rimuovono e addirittura si sentono le vittime di persecuzioni e di pulizia etnica: si tratta di una losca manovra, oltre che dal punto di vista storico e politico anche da quello etico e psichiatrico e spiace che responsabili siano non solo i soliti eredi dei fascisti, ma anche forze della “sinistra”.

Un’altra operazione vergognosa è l’utilizzo della memoria dell’Olocausto per la propaganda di guerra.

E’ già sorprendente è che a celebrare il giorno della Memoria siano anche coloro che si adoperano attualmente nella persecuzione dei Rom, degli extracomunitari e dell’organizzazione delle guerre contro i paesi scomodi, per riportarli nel cortile dello zio Sam e dei suoi alleati europei. Dalla prima guerra all’Iraq, passando per la Jugoslavia fino alla recente aggressione alla Libia, ai tentativi di distruggere lo stato siriano e all’intervento in Mali, le forze occidentali aggrediscono stati sovrani, o intervengono a favore di uno schieramento interno contro l’altro. Il fatto stesso che le forze occidentali siano incommensurabilmente superiori a quelle del cosiddetto nemico, il bombardamento sulle infrastrutture industriali e civili e l’embargo sono strumenti di sterminio, l’uso di uranio impoverito in Jugoslavia o la strage di Falluja sono esempi particolarmente significativi.

Ma è interessante notare che quando uno stato scomodo viene aggredito, in genere parte una campagna mediatica, in cui lo stato da aggredire viene equiparato alla Germania nazista, il capo di stato del Paese a un novello Hitler: ciò è avvenuto principalmente nella preparazione mediatica della guerra all’Iraq e alla Jugoslavia: nel secondo caso, in particolare, come a suo tempo fece notare Angelo d’Orsi, nella vulgata mediatica, i Serbi venivano paragonati ai nazisti e gli Albanesi agli Ebrei perseguitati. La strategia mediatica si va modificando: dopo l’11 settembre il modello è stato la “lotta al terrorismo”, ed .attualmente è alla ricerca di nuove strade che possano ancora una volta ingannare l’opinione pubblica.

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