Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Ttip, socialisti e destra approvano risoluzione

Postato il 30 Maggio 2015 | in Italia, Mondo, Scenari Politico-Sociali | da

TTIPIl Ttip è un trat­tato inter­na­zio­nale tra Stati uniti ed Europa, che — se appro­vato e rati­fi­cato dai par­la­menti nazio­nali — finirà per libe­ra­liz­zare il com­mer­cio inter­na­zio­nale. Nono­stante abbia que­sta impor­tanza mon­diale, viene gestito in modo segreto dai governi, tanto ame­ri­cano quanto euro­pei, senza alcuna tra­spa­renza nei con­fronti dei cit­ta­dini. Eppure va a rego­la­men­tare il com­mer­cio e se appro­vato, nono­stante il parere con­tra­rio di parec­chie per­sone e asso­cia­zione e i dubbi espressi anche da forze dei par­la­menti euro­pei, finirà per impat­tare e non poco nella vita di tutti i giorni.

Ieri, nel silen­zio gene­rale, la Com­mis­sione Com­mer­cio inter­na­zio­nale del Par­la­mento euro­peo ha appro­vato (a larga mag­gio­ranza, 28 si e 3 no) il pro­getto di rela­zione sul Ttip, il cui rela­tore è il socia­li­sta tede­sco Bernd Lange. Secondo il comi­tato Stop Ttip, la «mozione Lange» è un testo che «legit­tima le peg­giori pre­oc­cu­pa­zioni dei cit­ta­dini euro­pei in merito al nego­ziato sul Ttip».

A favore si sono espressi gli euro­par­la­men­tari socia­li­sti, il Ppe, Alde e i con­ser­va­tori, con­trari quelli della Sini­stra uni­ta­ria, Efdd e Verdi. Una riso­lu­zione impor­tante che lan­cia un segnale poli­tico impor­tante a favore della pro­se­cu­zione del con­fronto con gli Usa e del quale la Com­mis­sione dovrà tenere conto nella fase nego­ziale. Si tratta di un testo che la ple­na­ria di Stra­sburgo sarà chia­mata a votare la pros­sima ses­sione, l’8 giu­gno prossimo.

«Que­sto voto della Com­mis­sione Com­mer­cio ha iniet­tato una dose di caf­feina ai nego­ziati sul Ttip», ha affer­mato la con­ser­va­trice inglese Emma McClar­kin com­men­tando l’approvazione della riso­lu­zione. In par­ti­co­lare McClar­kin sot­to­li­nea con sod­di­sfa­zione la deci­sione del Par­la­mento di non fis­sare nes­sun limite asso­luto circa la tutela degli inve­sti­tori in que­sta fase ini­ziale, il con­tro­verso Isds, scelta dura­mente con­te­stata dalla sini­stra e degli euro­scet­tici. L’Isds —Inve­stor state dispute set­tle­ment – è uno stru­mento del diritto inter­na­zio­nale che per­mette di risol­vere le con­tro­ver­sie tra Stato e inve­sti­tore. Ovvero un’azienda può fare causa ad uno stato, di fronte a una legi­sla­zione che la sfavorisce.

Si tratta di uno stru­mento ormai abu­sato e con case history ormai note (come quella che oppose la Phi­lip Mor­ris all’Australia, quando il paese impose il Tobacco Plain Pac­ka­ging Act nel 2011). Ovvero, le mul­ti­na­zio­nali avranno sem­pre mag­giore libertà per opporsi alle legi­sla­zioni locali. È uno dei punti più con­tro­versi del Ttip. Monica Di Sisto, tra i por­ta­voce della cam­pa­gna ita­liana ha spe­ci­fi­cato che: «Il patto scel­le­rato tra social demo­cra­tici e popo­lari, le lar­ghe intese, ha por­tato a vio­lare la volontà dei cit­ta­dini che con forza ave­vano si erano espressi con­tro l’Isds e il Trat­tato in generale».

Con­tro il Ttip anche Camusso, segre­ta­ria Cgil: «rischia di essere un disa­stro per la nostra indu­stria. Ci vor­rebbe più tra­spa­renza, vor­remmo capire l’opinione del Governo». Camusso ha infatti ricor­dato che «Mer­kel ha già incon­trato i sin­da­cati tede­schi e quelli euro­pei per dire su cosa il suo governo non è d’accordo».

Simone Pieranni

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