Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

La speculazione dei fondi previdenziali

Postato il 6 Febbraio 2013 | in Italia, Scenari Politico-Sociali | da

In questi mesi , CGIL CISL UIL UGL e sindacati autonomi hanno scatenato alcuni sindacalisti nella veste di procacciatori di affari per le previdenza integrativa per promuovere il fondo pensione Perseo, istituito per i dipendenti degli enti locali. Il Sindacalismo di BaseE (CUB COBAS USB) intende fare contro informazione per mettere sull’avviso i lavoratori dei rischi connessi a questi Fondi, come del resto è già avvenuto per il mondo del lavoro privato. Al di là dei flop di adesione registrati in altri Fondi pensione come l’Espero della Scuola, mai seriamente decollato, e il Fondo Sirio di Ministeri e Parastato, il lavoratore che decide di investire il suo Tfr/Tfs in un Fondo Pensione non ha alcuna garanzia di ricevere alla fine i suoi soldi.

I due fondi pensione più “antichi e stimati” Cometa (metalmeccanici) e Fonchim (chimici) hanno avuto negli ultimi 10 anni rendimenti medi annui rispettivamente del 2,51% e del 2,69% lordi, e da questo dato bisogna ancora togliere, i costi, le commissioni e le tasse.

Il TFR, invece, ha reso negli stessi anni al netto di tutte le spese, anche quelle fiscali, più del 3% medio annuo garantendo capitale e un rendimento minimo anno per anno dell’1,5% più il 75% del tasso d’inflazione calcolato dall’Istat.

I dipendenti pubblici assunti prima del 2001 hanno un motivo in più per tenersi stretto il proprio TFS (Trattamento di fine servizio ossia la liquidazione): il suo calcolo è ancora più conveniente del TFR. I sindacati confederali, invece di lottare perchè i dipendenti pubblici e privati al momento della pensione abbiano una pensione dignitosa, fanno da promoter ai fondi pensione

Del resto, gli stessi sindacalisti saranno ammessi nei vari consigli di amministrazione, saranno insomma parte integrante del sistema chiamato a gestire il TFR dei lavoratori che decideranno di investire nei Fondi Pensione.

Anche altre realtà, molto lontane dal sindacalismo di base, mettono in guardia i lavoratori dicendo le stesse cose che diciamo noi ossia: tenetevi stretto il vostro TFR/TFS. Leggete sotto.

Intervista al Prof Beppe Scienza economista- Torino 5.1.2010

Il vero inganno, il vero imbroglio, la vera falsità che viene diffusa dai vari economisti di regime è un’altra: Le pensioni saranno basse e quindi non sufficienti, per integrarle bisogna trasferire il TFR ai fondi pensione: bene, questa è una falsità bella e buona! Può anche darsi che le pensioni saranno basse, anche se è difficile prevedere tra 40 anni come saranno le pensioni, come saranno gli stipendi, come saranno i prezzi è praticamente impossibile. Ma anche se fosse vero che saranno basse, è falso che per avere una rendita aggiuntiva bisogna trasferire il TFR ai fondi pensione o a altri prodotti assicurativi: no, uno si tiene il TFR e, quando incassa la liquidazione , se vuole utilizza questa cifra per avere una pensione integrativa e, se quella cifra è più alta di quanto è rimasto invece a quel poveraccio che ha aderito a un fondo pensione, chi non ha aderito avrà una pensione integrativa più alta di chi ha aderito.

Ci sono dei campioni, nella non nobile arte di prendere in giro i lavoratori italiani che raccontano loro delle cose addirittura ridicole; prendo un esempio concreto, uno di questi campioni si chiama Marco Lo Conte ed è un giornalista de Il Sole 24 Ore , il bollettino quotidiano della Confindustria, in cui lui dice – cito da sabato 24 ottobre 2009 a pagina 4 di Plus24, il supplemento – che: “per chi non aderisce alla previdenza integrativa c’è la certezza roulotte, cioè la certezza di trovarsi, in vecchiaia, a vivere in una roulotte senza neanche il cibo per i gatti” e questo riguarderebbe 18 milioni tra i 23 milioni di italiani lavoratori dipendenti. Beh, dire che chi non aderisce alla previdenza integrativa è certo di finire a vivere in roulotte mostra soltanto che a Il Sole 24 Ore manca il senso del ridicolo.

Il fine di questi personaggi è spaventare i lavoratori e indurli, spingerli a cosa? Ai fondi pensione o a altri prodotti assicurativi. Ecco, questo è quello che una persona prudente proprio non deve fare.

Dare i propri soldi ai fondi pensione vuole dire correre due rischi che con il TFR non si corrono: il primo rischio – e si è visto bene nel 2008 – è che un crack di mercati finanziari faccia scendere di valore quello che uno ha messo da parte; qui non si tratta di fallimenti, i fondi pensione non falliscono, anche i fondi comuni non falliscono, però possono perdere il 90% senza fallire. L’altro rischio che c’è è che riparta l’inflazione.

Quello che è sicuro è che , di fronte a entrambi questi due rischi, un crack dei mercati finanziari e il ripartire dell’inflazione, che magari possono anche capitare entrambi insieme, perché a volte le brutte notizie vengono insieme, chi si tiene il TFR è tranquillo, perché il valore del TFR non dipende dai mercati finanziari e, se viene l’inflazione, il TFR segue in maniera eccellente l’inflazione.

 Il TFR va bene per i lavoratori ,però non fa guadagnare i banchieri, perché i lavoratori prendono i soldi dalle aziende e la banca non si mette in mezzo a fare la sua cresta;

non fa guadagnare gli assicuratori, che non sono assolutamente nel gioco,

non fa guadagnare i gestori di fondi perché non gestiscono niente,

non fa guadagnare i sindacati confederali, perché non hanno a da mettere i loro uomini, come invece li mettono, nei fondi pensione per la gestione dell’amministrazione,

non fa guadagnare i funzionari della Confindustria e delle altre organizzazioni del patronato , che invece nei fondi pensione mettono anche loro i propri uomini, non fa guadagnare i docenti universitari, non fa guadagnare gli economisti, perché il TFR va avanti per conto suo e gli economisti non possono fare consulenze , non possono essere nei consigli di amministrazione dei fondi pensione, non possono guadagnarci sopra .

Insomma, il TFR è una cosa che va bene soltanto ai lavoratori e non fa guadagnare gli altri e gli altri hanno cercato di distruggerlo. Per fortuna non ci sono ancora riusciti!”

Prof. Beppe Scienza

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