Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Fusioni tra comuni: noi riflettiamo ancora… ma per alcuni sindaci è il momento di chiudere

Postato il 11 Ottobre 2013 | in Lavoro Pubblico, Scenari Politico-Sociali, Sindacato, Territori | da

Comunicato Cobas Pubblico Impiego

Chiuse le urne, i risultati evidenziano alcuni risultati sorprendenti, in relazione alla bassa percentuale dei votanti e nonostante il terrorismo psicologico di assessori, sindaci e Regioni e l’ assordante silenzio dei sindacati confederali. E’ innegabile che in prospettiva in Enti e Aziende saranno ridotti gli organici e i servizi erogati in forma universale e gratuita , e che aumentaranno i costi per le strutture dirigenziali e di staff.

Eppure i sindacati , eccezion fatta per i Cobas, non hanno preso posizione, e se l’hanno fatto si sono espressi senza mai mostrare la faccia a favore delle fusioni a dimostrare la subalternità ai poteri forti della politica e dell’economia.

Il dato certo e la bassa percentuale di votanti e in alcuni comuni, e dove l’ affluenza è stata maggiore pravalgono i No, e non certo per ragioni di campanilismo come affermato stizzosamente da qualche sindaco.

Questi fatti dovrebbero indurre la Regione Toscana, sostenitrice delle fusioni e sconfitta dagli esiti partecipativi, a rivedere la politica in materia di enti locali e di sanità, magari partendo dalla revisione della legge regionale che taglia posti letto e servizi ospedalieri di primaria necessità.

Ma nei Comuni dove ha prevalso il No, non sarebbe logico attendersi per coerenza le dimissioni dei sindaci?

Ma d’ altronde in tanti amministratori comunali la coerenza è cosa rara, in quanto criticano a livello locale tagli e patti di stabilità che i loro stessi partiti a livello nazionale hanno votato?

Noi come sindacato di base pensiamo che sia necessario un diverso modo di rapportarsi ai cittadini e alle esigenze della macchina amministrativa perchè i patti di stabilità che hanno stritolato gli enti locali vanno rimossi, insieme al pareggio di bilancio inserito nella Costituzione, perchè non aiutano la ripresa dell’economia (anzi il fiscal compat crea solo depressione ) e determinano la riduzione dei servizi alla cittadinanza!

Per settimane è stata raccontata una storiella secondo la quale i cittadini avrebbero dovuto sostenere le fusioni perchè era il modo per reperire fondi per gli enti locali, e di fatto riacquisire autonomia finanziaria da parte dei comuni.

Si tratta dell’ esatto contrario, ovvero di un ricatto bello e buono nascosto dietro un nuovo che ha dei costi eccessivi a carico dei cittadini, sopratutto per quelli che vivono di salari e di pensioni, in termini di nuove tasse comunali che anziche gravare su rendite e patrimoni, graveranno sui servizi, all’ interno di un operazione che serve solo a vendere fumo creando l’illusione che questi processi aiutino la ripresa.

Gli enti locali saranno certo chiamati a svolgere un nuovo ruolo, quello di “esattori e compatecipi” delle tassazioni sempre più inique a carico dei cittadini, in una situazione che non crea uguaglianze e opportunità ma rende subalterni i comuni stessi a logiche perverse che poi sono alla base della loro stessa crisi.

Noi siamo certi che come nel passato si sia di fronte a un pericoloso accentramento di poteri con riduzione dei servizi, del personale e del controllo esercitato dai cittadini sui processi decisionali.

Con la scusa della riduzione dei costi della politica si tace sull’aumento delle spese per incarichi fiduciari (quei contratti che pesano sui costi dei comuni e sono decisi dai sindaci senza alcuna ricaduta positiva sui servizi erogati alla cittadinanza), sul ruolo della Corte dei Conti che ormai condiziona ogni spesa in materia di personale come se le vittime sacrificali fossero sempre e solo i lavoratori e le lavoratrici degli enti locali e delle aziende sanitarie.

Nell’epoca della trasparenza, oggi è sempre più difficile capire il funzionamento degli enti, sempre più complicato comprendere i contenuti degli atti pubblici e di un bilancio sempre più imposizione tecnocratica, sempre più difficile partecipare ai processi decisionali ed esercitare controllo a fini sociali, sempre più lontana la possibilità di incidere sui processi decisionali.

Ma non sarà questo che i poteri economici forti e la triade europea, con la tacita subordinazione dei governi, in realtà si prefiggono per allontanare il cittadino, per portarlo a non interessarsi dell’amministrazione della cosa pubblica?

Il cittadino che non partecipa e non incide è facilmente manipolabile, e questo accade anche con la scusa di ridurre i costi della politica, per rendere invece la politica sempre più forte attraverso il presidenzialismo e il rafforzamento del ruolo degli esecutivi.

Abbiamo come Cobas contribuito a sostenere da soli una riflessione su tutto questo, insendolo nel dibattito sulle fusioni, per portare lavoratori ( degli enti locali e della sanità) e cittadini utenti a confrontarsi nei prossimi mesi su temi e obiettivi comuni che partendo dalla salvaguardia della democrazia, che attraverso l’ applicazione della costituzione e il coinvolgimento delle comunità locali, mettano al centro del conflitto sociale i bisogni delle persone e i diritti che esse esprimono: al lavoro, alla salute, allo studio.

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