Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Contro il “Decreto Primo Maggio”: Un Attacco alla Dignità del Lavoro

Postato il 2 Maggio 2026 | in Italia, Scenari Politico-Sociali, Sindacato | da

Mentre le piazze si riempiono per celebrare la Festa dei Lavoratori, il Governo risponde con un provvedimento che ne calpesta i diritti.
Noi Cobas esprimiamo una ferma e radicale opposizione al “Decreto Primo Maggio” varato dall’Esecutivo Meloni: una manovra propagandistica che favorisce il profitto a scapito dei salari e della Costituzione.

​1. Risorse Pubbliche al Servizio delle Imprese
​Il decreto non stanzia fondi reali per le lavoratrici e i lavoratori. Al contrario, mobilita circa un miliardo di euro in tre anni esclusivamente per finanziare esenzioni contributive a favore delle imprese. La beffa è che queste agevolazioni rappresentano un drenaggio di risorse sottratte all’INPS. Il danno è che si finanzia il settore privato indebolendo la previdenza pubblica e il futuro pensionistico di chi lavora.

​2. L’Erosione dell’Articolo 36 e il “Salario da Fame”
​Il testo opera uno stravolgimento dei principi costituzionali, svuotando di significato l’Articolo 36 della Costituzione, che garantisce il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e, in ogni caso, sufficiente ad assicurare un’esistenza dignitosa. Il paradosso sindacale: Equiparando automaticamente i contratti firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi al concetto di “giusta retribuzione”, il decreto blocca l’intervento della magistratura.
​Nessuna tutela: Anche di fronte a contratti che prevedono paghe da fame, i giudici non potranno più intervenire per imporre adeguamenti dignitosi, blindando di fatto la povertà lavorativa.

​3. Un Incentivo al Blocco dei Rinnovi
​La norma sull’indennità per il mancato rinnovo contrattuale (dopo 12 mesi) è un vero e proprio disincentivo alla contrattazione.
​L’indennizzo previsto è pari a solo il 30% dell’indice IPCA (già depurato dai costi energetici e quindi sottostimato).
​Strategia padronale: Per le imprese sarà economicamente più vantaggioso pagare questa piccola indennità piuttosto che rinnovare i contratti e adeguare i salari al costo della vita. Viene inoltre rigettata la proposta fondamentale del pagamento integrale di tutti gli arretrati dalla data di scadenza.

​4. Il Crollo del Potere d’Acquisto
​Il decreto ratifica, con l’avallo dei sindacati confederali, un ulteriore impoverimento sistemico. In assenza di una piena indicizzazione, i salari restano al palo mentre l’inflazione reale continua a divorare la capacità di spesa delle famiglie.

​Noi ripudiamo con forza questo Decreto rifiutando ​ palliativi e chiediamo con forza:

  • Un ​Salario Minimo per legge per eliminare il lavoro povero.
  • Il ​Ripristino dell’Indicizzazione Automatica in modo tale che i salari devono adeguarsi automaticamente ai prezzi reali per proteggere il potere d’acquisto dall’inflazione.
  • Il ​Rispetto della Costituzione perchè la dignità del lavoratore non può essere merce di scambio o oggetto di decreti al ribasso.

 

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