May 20, 2026
Mentre le piazze si riempiono per celebrare la Festa dei Lavoratori, il Governo risponde con un provvedimento che ne calpesta i diritti.
Noi Cobas esprimiamo una ferma e radicale opposizione al “Decreto Primo Maggio” varato dall’Esecutivo Meloni: una manovra propagandistica che favorisce il profitto a scapito dei salari e della Costituzione.
1. Risorse Pubbliche al Servizio delle Imprese
Il decreto non stanzia fondi reali per le lavoratrici e i lavoratori. Al contrario, mobilita circa un miliardo di euro in tre anni esclusivamente per finanziare esenzioni contributive a favore delle imprese. La beffa è che queste agevolazioni rappresentano un drenaggio di risorse sottratte all’INPS. Il danno è che si finanzia il settore privato indebolendo la previdenza pubblica e il futuro pensionistico di chi lavora.
2. L’Erosione dell’Articolo 36 e il “Salario da Fame”
Il testo opera uno stravolgimento dei principi costituzionali, svuotando di significato l’Articolo 36 della Costituzione, che garantisce il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e, in ogni caso, sufficiente ad assicurare un’esistenza dignitosa. Il paradosso sindacale: Equiparando automaticamente i contratti firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi al concetto di “giusta retribuzione”, il decreto blocca l’intervento della magistratura.
Nessuna tutela: Anche di fronte a contratti che prevedono paghe da fame, i giudici non potranno più intervenire per imporre adeguamenti dignitosi, blindando di fatto la povertà lavorativa.
3. Un Incentivo al Blocco dei Rinnovi
La norma sull’indennità per il mancato rinnovo contrattuale (dopo 12 mesi) è un vero e proprio disincentivo alla contrattazione.
L’indennizzo previsto è pari a solo il 30% dell’indice IPCA (già depurato dai costi energetici e quindi sottostimato).
Strategia padronale: Per le imprese sarà economicamente più vantaggioso pagare questa piccola indennità piuttosto che rinnovare i contratti e adeguare i salari al costo della vita. Viene inoltre rigettata la proposta fondamentale del pagamento integrale di tutti gli arretrati dalla data di scadenza.
4. Il Crollo del Potere d’Acquisto
Il decreto ratifica, con l’avallo dei sindacati confederali, un ulteriore impoverimento sistemico. In assenza di una piena indicizzazione, i salari restano al palo mentre l’inflazione reale continua a divorare la capacità di spesa delle famiglie.
Noi ripudiamo con forza questo Decreto rifiutando palliativi e chiediamo con forza:
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