October 14, 2026
Il panorama politico e culturale della sinistra “conflittuale” e radicale italiana si trova da tempo imprigionato in un cortocircuito concettuale e morale che ne mina la credibilità intellettuale e la forza politica: il campismo. Questa visione del mondo, rigidamente manichea, tende a dividere lo scacchiere internazionale in due blocchi contrapposti e inconciliabili. Da un lato vi sarebbe il “blocco imperialista occidentale”, guidato da Stati Uniti, NATO e Unione Europea; dall’altro, un indistinto fronte di resistenza che comprende qualsiasi forza, regime o attore geopolitico che a quell’egemonia si opponga. La conseguenza inevitabile di questa dicotomia è l’applicazione cieca del celebre adagio ” il nemico del mio nemico è mio amico “, una scorciatoia analitica che trasforma la critica legittima al capitalismo e al militarismo occidentale in una giustificazione, aperta o tacita, per autocrazie, teocrazie e reazioni illiberali.
Il campismo contemporaneo nasce come una degenerazione ideologica di un anti-imperialismo meccanico e dogmatico, rimasto fossilizzato agli schemi del Novecento e del tutto incapace di evolversi dopo il crollo del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda. Non si tratta più di sostenere sinceri movimenti di emancipazione dei popoli o storiche lotte di liberazione sociale dal giogo coloniale. Al contrario, la prassi campista porta oggi a sostenere governi, giunte militari e milizie fondamentaliste che con i valori fondativi della sinistra — laicità, giustizia sociale, diritti civili, femminismo, democrazia di base e libertà di espressione — non hanno semplicemente nulla a che fare, quando non ne rappresentano il nemico giurato.
Leggi tutto il comunicato nel documento in allegato:
La guerra ai palestinesi continua con la propaganda filosionista
Riportiamo il documento a cura del Cobas Pisa e del CUB Pisa distribuito durante il...
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