Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Dipendenti PA: turni ed extra spettano anche a chi è in ferie. ​La svolta della Corte d’appello di Roma: i criteri sulle indennità estesi al pubblico impiego

Postato il 25 Maggio 2026 | in Sindacato | da

I dipendenti pubblici hanno diritto a vedersi riconosciute le indennità di turno, notturno e festivo anche durante i giorni di ferie. A stabilirlo è la Corte d’appello di Roma, con la sentenza n. 2737/2026 depositata martedì. Il pronunciamento segna un punto cruciale su una questione che alimenta da tempo numerosi contenziosi in tutta Italia e che la contrattazione nazionale ha cercato invano di chiarire.

Il caso e l’impatto economico
​Fino ad oggi, le amministrazioni pubbliche hanno teso a escludere dalla retribuzione dei giorni di ferie una serie di indennità pensate per remunerare particolari condizioni di lavoro. Turno, notturno e festivo sono le voci più diffuse, ma il panorama si infittisce di indennità specifiche soprattutto nel settore della sanità.
​Proprio da un contenzioso in ambito sanitario nasce la pronuncia attuale:
​La condanna: Un’azienda ospedaliera dovrà riconoscere a una dipendente 1.906 euro di arretrati, maturati negli ultimi cinque anni per le voci finora escluse dalla busta paga.
​L’estensione: La sentenza rilancia un principio applicabile ai dipendenti di tutti i comparti, sia centrali che locali.

Il principio guida: lo “status” del lavoratore
​Il criterio cardine indicato dai giudici romani – in linea con una lettura analoga espressa anche dalla Corte d’appello di Torino (sentenza n. 87/2026) – risiede nella natura stessa dell’indennità. Questa va garantita anche in ferie quando è:
​«Correlata allo status personale e professionale del lavoratore, ponendosi in rapporto di collegamento all’esecuzione delle mansioni previste dal suo ruolo.» In quest’ottica, le voci retributive collegate funzionalmente alla prestazione lavorativa non possono essere tagliate durante i periodi di riposo.

Il quadro giuridico e le reazioni
​Le decisioni dei giudici di merito poggiano su solide basi giurisprudenziali. Estendono infatti al pubblico impiego l’orientamento già espresso dalla Cassazione e traducono i parametri della Corte di Giustizia UE (sentenze Robinson-Steele, Schultz-Hoff, Williams, Torsten Hein e Koch). Secondo l’Unione Europea, la retribuzione dei giorni di ferie deve essere sostanzialmente equiparabile a quella ordinaria, per evitare disincentivi economici all’utilizzo dei giorni di riposo.
​Il commento sindacale: «Le due sentenze sono un punto di svolta destinato a cambiare le buste paga di centinaia di migliaia di dipendenti pubblici», afferma Rita Longobardi, segretaria generale della Uil Fpl, il cui ufficio legale ha assistito i ricorrenti. «Ora le amministrazioni non potranno più trincerarsi dietro i vincoli di bilancio o le peculiarità del pubblico impiego».

​Il nodo politico e contrattuale
​Il tema è caldissimo anche sul fronte politico. Solo poche settimane fa, il comitato di settore del comparto Funzioni locali aveva proposto, nella bozza dell’atto di indirizzo, di definire una volta per tutte nel contratto nazionale 2025/27 le voci da riconoscere durante le ferie.
​Tuttavia, il passaggio è stato espunto dal testo finale a causa delle obiezioni della Ragioneria generale dello Stato, preoccupata dall’impatto finanziario sul costo del personale. Ma dopo queste sentenze, il nodo non potrà più essere eluso.

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