September 14, 2026
La sottoscrizione dell’ipotesi di rinnovo del CCNL del comparto Sanità per il triennio 2025-2027 — avvenuta con una rapidità sorprendente ad opera di Aran e dei sindacati CGIL, CISL, UIL, FIALS, NURSIND, NURSING UP, CONFSAL, CGS e CSE — si configura come un vero e proprio bidone ai danni del personale.
Un’intesa che le sigle firmatarie spacciano per un successo storico, ma che la dura realtà dei fatti e dei numeri smentisce categoricamente, evidenziando un impoverimento sistematico delle lavoratrici e dei lavoratori della Sanità Pubblica.
Risorse insufficienti e perdita del potere d’acquisto
La contrattazione si è consumata sulle risorse economiche messe a disposizione dal Governo, del tutto insufficienti.
Come denunciato dai COBAS, le scelte di politica economica privilegiano l’aumento delle spese militari e i vincoli di bilancio europei del “Patto di Stabilità e Crescita”, traducendosi in rigida austerità e tagli al welfare (sanità, scuola, trasporti e spesa sociale).
In un contesto di blocco degli organici, carichi di lavoro massacranti, elevato stress e disagi diffusi, i lavoratori e i pensionati subiscono un brutale impoverimento. Questo fenomeno è causato dalla mancata indicizzazione dell’IRPEF e da un’inflazione trainata dall’aumento dei margini di guadagno di imprese, banche, monopoli energetici, multinazionali farmaceutiche e lobby delle armi.
Sostenere che questo accordo permetta di recuperare il potere d’acquisto perso è una falsità come indichiamo nei seguenti punti:
A fronte di questa erosione, la narrazione sugli arretrati si rivela un’illusione. Buona parte degli aumenti è già stata erogata mese per mese tramite l’Indennità Vacanza Contrattuale (IVC); l’assegno di conguaglio che arriverà in busta paga si ridurrà a poca cosa (con stime medie di circa 650 euro per il 2025, 1.200 euro per il 2026 e la cifra a regime di 2.300-2.800 euro percepita solo dal 2027). I lavoratori continuano così a regalare cifre rilevanti al datore di lavoro, che compensa l’attesa con importi risibili.
Disparità economiche e fondo accessorio a “vasi comunicanti”
L’intesa consolida profonde sperequazioni tra le diverse aree professionali (infermieri, OSS, tecnici, amministrativi, personale di laboratorio e professionisti sanitari), non riconoscendo pari dignità salariale alle mansioni e alle responsabilità individuali.
L’accordo privilegia il salario accessorio a discapito dello stipendio base e delle indennità principali (notturno, festivo, turni e pronta disponibilità), le quali rimangono sostanzialmente immutate.
Politica dei “vasi comunicanti”: in assenza di nuove risorse statali per il Fondo Unico per la retribuzione accessoria, per finanziare l’innalzamento degli Incarichi di Funzione (che per le posizioni più elevate possono raggiungere i 13.500 euro annui) si prosciuga la capienza del fondo comune.
Taglio delle prospettive per la maggioranza: la riduzione del Fondo Unico rende sempre meno frequenti le selezioni per i Differenziali Economici di Professionalità (DEP, ex scatti di fascia), limitando l’accesso ai miglioramenti retributivi per la gran parte del personale.
Precarizzazione dell’accessorio: le voci accessorie possono essere ridotte o eliminate nel tempo, come già sta avvenendo per l’indennità di disagio destinata al personale dei Pronto Soccorso. Il grosso delle risorse residue viene dirottato su premi di produttività differenziata tramite la contrattazione decentrata, dove l’assegnazione avverrà a discrezione.
La “clausola di salvaguardia”: uno specchietto per le allodole
La clausola di garanzia e salvaguardia inserita nel testo — sbandierata da alcune sigle sindacali come strumento di tutela sull’andamento dell’inflazione — non costituisce in alcun modo un ritorno alla Scala Mobile.
Assenza di automatismi: la clausola non impegna lo Stato ad erogare automaticamente adeguamenti retributivi in presenza di uno scostamento tra inflazione reale e programmata. Impone esclusivamente un tavolo di “confronto” o di monitoraggio tra Aran e sindacati firmatari.
Vincolo di bilancio: nel settore pubblico ogni incremento salariale deve essere preventivamente stanziato con apposita legge di Bilancio del Parlamento. Senza la copertura di un fondo di riserva anti-inflazione dedicato, la clausola rimane una semplice dichiarazione d’intenti priva di impatto diretto sulla busta paga.
Welfare, servizi e diritti dimenticati
Dall’ipotesi di accordo restano ancora una volta escluse o svalutate risposte concrete su temi cruciali:
Conclusioni
L’esito di questa trattativa vede il riallineamento delle sigle sindacali firmatarie attorno ad accordi basati sulla moderazione salariale e sulla frammentazione dei lavoratori. Anziché rivendicare aumenti strutturali consistenti sullo stipendio tabellare per l’intero personale, si è scelta la strada delle misure di facciata e delle risorse selettive destinate a poche posizioni di funzione.
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