October 27, 2026
DOMENICA 25 OTTOBRE – DALLE ORE 15 – BOLOGNA
Presso la sede dei S.I. Cobas di via Aurelio Saffi, 30 Bologna
Riunione RETE NAZIONALE LAVORO SICURO!
Tutti i lavoratori/trici e compagni sono inviti a partecipare di PERSONA!
S.I. Cobas F.P.
S.I. Cobas
RETE NAZIONALE LAVORO SICURO!
DALLA CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE DI PISA
Portiamo i saluti della Confederazione Unitaria di Base di Pisa certi che sui temi legati alla salute e sicurezza della forza lavoro, dentro e fuori i siti produttivi, sia indispensabile praticare percorsi unitari, condivisi ed ampi.
Non è la solita retorica dell’unità dei lavoratori che suona come richiamo sterile rituale in occasione di qualche sciopero, è prioritaria la salvaguardia ella nostra salute se pensiamo al numero delle malattie professionali in aumento, ai numeri relativi alle malattie oncologiche, alle migliaia di tumori all’anno e alle difficoltà nell’accedere a cure innovative, trascorrono in media circa 15 mesi per un paziente prima di accedervi.
Siamo davanti a una situazione paradossale, il Governo parla di incremento della spesa sanitaria dimenticandosi che la spesa andrebbe sempre rapportata al PIL, analizzata in termini reali e non parziali.
L’obiettivo del 7 per cento della spesa sanitaria in rapporto al PIL dovrebbe essere perseguito come strategia di lotta a fronte invece di un depauperamento della sanità determinato anche da insane scelte come il numero chiuso nelle facoltà universitarie sanitarie, dalla autonomia differenziata che sancisce la disuguaglianza tra territori richiamando verso il Nord non solo pazienti in cerca di assistenza ma anche operatori sanitari ai quali si offrono condizioni lavorative e retributive decisamente migliori.
Partiamo da questa premessa di carattere generale perchè una rivendicazione in materia di salute e sicurezza non potrà che basarsi su un servizio sanitario potenziato ed efficiente. E’ assurdo non spendere una parola sull’impoverimento della medicina del lavoro, sulla sua progressiva scomparsa in tempi nei quali ogni anno nascono nuove patologie e nuove malattie professionali. Il servizio sanitario nazionale va potenziato e difeso ma non acriticamente, tacendo ad esempio sulle convenzioni con soggetti privati imperanti in alcune Regioni del paese, questa annosa situazione si è avvalsa della riduzione sistematica del servizio pubblico.
L’anno sta per chiudersi intanto con una riduzione leggera degli infortuni e delle morti sul lavoro, parliamo di piccole percentuali che non cambiano il quadro della situazione, piccoli aumenti o piccole diminuzione non incidono su un quadro di per sè preoccupante. Rispetto a qualche anno fa abbiamo evidenziato
La distanza dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza rispetto alle organizzazioni sindacali, alle Rsu, alle RSA, ha prevalso quell’insano disvalore per cui il Rappresentante è parte della filiera aziendale e quindi in subordine alle posizioni datoriali. Lo vediamo ad esempio nella PA ogni qual volta si discute del DVR, dello stress correlato, il Rappresentante dei lavoratori non svolge una funzione elementare ossia quella di prendere dati e risultati per confrontarsi con la forza lavoro, per ricevere dalla stessa concreti indicazioni, suggerimenti utili per interventi e correttivi. Senza il confronto con la forza lavoro il Rappresentante dei lavoratori alla sicurezza non è di alcuna utilità se non per firmare i documenti datoriali che prevedono per legge il coinvolgimento dei rappresentanti. Se ci riduciamo a queste logiche arrendevoli e subalterne non saremo in grado di tutelare la salute e la sicurezza della forza lavoro, avremo anzi rinunciato a farlo fin dal momento della elezione o nomina come RLS.
Le statistiche in nostro possesso di dicono che le condizioni di lavoro in alcuni settori degli enti locali, agenti Pm, servizi sociali, settori educativi, sono in fase di deterioramento, i documenti che analizzano lo stress da lavoro correlato parlano di rischio medio e non proprio elevato. A pesare sono le carenze di organico, la filiera del comando (nel caso della Pm) che risente anche delle derive securitarie di certi sindaci. Le aperture prolungate dei nidi, andare oltre le 42 ore di calendario scolastico senza organici adeguati, senza la possibilità di stacchi e ferie in quantità adeguata, le turnazioni della Pm sono parte del problema. E sono tematiche fuori dalla contrattazione sindacale, se avessimo potere contrattuale effettivo potremmo alleggerire i carichi di lavoro, ridurre lo stress e la insicurezza. Siamo davanti al classico esempio di come la riduzione del potere contrattuale abbia alla fine generato anche processi di insicurezza nei luoghi di lavoro alimentando anche la subalternità degli Rls ai dettami aziendali.
Sempre dalla nostra esperienza, questa volta nel settore privato, emergono criticità ad esempio nel settore delle pulizie. Appalti reiterati da anni , risalenti al vecchio codice degli appalti che non prevedeva l’adeguamento delle tariffe ai rinnovi contrattuali, le ditte o le cooperative vedono contratto il margine di profitto e intensificano i ritmi produttivi, i tempi di lavoro peggiorando la qualità del servizio, aumentando le lavorazioni in un lasso di tempo ridotto. In questo caso la committenza pubblica non fa che guardare al capitolato ma senza mai osservare le condizioni di lavoro. Abbiamo acclarato l’insorgere di lombo sciatalgie per la movimentazione di carico specie nei palazzi pubblici antichi ove è difficile spostarsi da un piano all’altro per ascensori piccoli. Altro problema riscontrato è il conferimento della spazzatura e anche in questo caso è la movimentazione dei carichi, il lavoro in solitudine ad essere fonte del problema. Esistono app installate sui telefoni aziendali, e no, che permettono al datore di quantificare i tempi di lavorazione e anche questo controllo a distanza, come le timbrature da remoto indurrebbero a qualche riflessione sui sistemi di sorveglianza.
Ultimo esempio, derivante dalla esperienza viva e diretta dei nostri rappresentati, è dato dai lavoratori del verde tra dpi carenti e impropri, da strumenti di lavoro obsoleti, dalla lunga esposizione di operai alle temperature eccessive per alcuni mesi all’anno. Non basta il divieto, con ordinanze locali e regionali, di lavorare nelle ore più calde specie se poi i lavoratori sono costretti a recuperare le ore mancanti con carichi di lavoro insostenibili. Siamo davanti al classico esempio in cui una normativa è stata costruita in apparenza per tutelare la salute e la sicurezza della forza lavoro, in realtà si ripercuote negativamente sui lavoratori in assenza di riduzioni orarie a parità di salario
da Federico Giusti (CUB Pisa)
Tratto dalla Mailing List Sicurezza sul Lavoro
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