September 9, 2026
Riporto a seguire un sunto dei contenuti di un interessante documento di Antonio Zannini.
Per chi ha voglia di leggerlo (credo pochissimi) mi preme mettere in evidenza che la coscienza di cittadini e lavoratori rispetto al rischio da temperature “calde” o “estreme calde” viene sempre fuori, chissà come mai, nel periodo estivo più caldo dell’anno.
Nessuno (datori di lavoro, lavoratori, RLS, sindacati confederati o “di base”) prende in considerazione la tutela della salute dei lavoratori ad altre tipologie di rischio per la salute, quando a settembre “finalmente il caldo è passato”.
PRIMA CONSIDERAZIONE
La tutela della salute dei lavoratori vale per tutti i mesi dell’anno e non solo quando il caldo, “dà fastidio”, ma che nella maggior parte dei casi (ambienti estremi caldi) non comporta malattie professionali.
SECONDA CONSIDERAZIONE
Il “caldo” di cui molti lavoratori si lamentano nei mesi estivi dà sicuramente fastidio, ma va commisurato alle attività lavorative svolte e in ogni caso a parametri misurabili (temperatura, velocità del vento, umidità) di cui il lavoratore, tramite il RLS deve pretendere procedure di mitigazione del caldo.
TERZA CONSIDERAZIONE
In semplici parole, il RLS e i lavoratori, devono pretendere l’applicazione da parte del datore di lavoro, delle norme di buona tecnica possibili, ma… se fa troppo caldo, rispetto alla tecnologia di gestione del micro/macroclima attualmente
disponibili, ulteriori misure di mitigazione potranno essere definite nel futuro solo in funzione del cambiamento climatico in atto da anni, di cui sono convinto, che nessuno abbia capito le relative origini del caldo estremo, che
da qualche anno a questa parte sta attanagliando anche l’Italia.
In altre parole, se fa sempre più “troppo caldo”, non lamentiamoci verso il datorem di lavoro, se non agisce “per quanto tecnicamente possibile”.
Facciamoci un bell’esame di coscienza su come la maggior parte della popolazione e quindi dei lavoratori, contribuisce al peggioramento del clima.
Marco Spezia
LA DOCUMENTAZIONE PER GESTIRE I RISCHI CONNESSI ALLE ALTE TEMPERATURE
Le emergenze connesse alle alte temperature delle stagioni estive nei luoghi di lavoro presuppongono idonee procedure e adeguate valutazione dei rischi in grado prevenire gli elevati rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
In considerazione dell’utilità, in questa fase emergenziale, di strumenti pratici per aziende e operatori che
possano aiutare a migliorare e gestire gli aspetti connessi alla prevenzione, riporto a seguire alcuni considerazioni elaborate da “Antonio Zannini (QEHS-ISM, consulente giuridico, formatore e divulgatore sulla normativa e giurisprudenza di salute e sicurezza sul lavoro), facili scaricabili da Internet.
Nell’articolo di presentazione di questi strumenti Zannini si sofferma sui seguenti argomenti:
– Condizione climatica e procedura operativa: la priorità della protezione;
– Condizione climatica e procedura operativa: i fattori di rischio;
– Documento di valutazione del rischio microclimatico.
CONDIZIONE CLIMATICA E PROCEDURA OPERATIVA: LA PRIORITÀ DELLA PROTEZIONE
Le condizioni climatiche rilevano importanza non solo con riguardo alle prestazioni lavorative svolte all’aperto, ma anche nei confronti dei lavoratori cosiddetti “indoor”, per i quali non è possibile coniugare la produzione con un sistema di areazione condizionato.
Ed è fondamentale, guardando a coloro che possono utilizzare sistemi di condizionamento dell’aria, che gli venga garantito un ambiente adeguatamente climatizzato e ventilato, oltre che ritmi di lavoro bilanciati, soprattutto nell’ambito industriale.
Negli ambienti al chiuso, infatti, l’esposizione ad alte temperature, in combinazione con gli agenti inquinanti dell’aria interna e i fattori meteorologici esterni, può pregiudicare il benessere psicofisico a causa dello stress termico e della
compromissione delle capacità cognitive e respiratorie, soprattutto in contesti caratterizzati da salubrità limitata, con potenziale sviluppo di patologie.
A questi rischi generici e comuni a tutte le attività lavorative si aggiungono quelli specifici derivanti dalla combinazione della condizione climatica con le particolari modalità di prestazioni lavorative caratterizzate, a titolo esemplificativo, da sforzi fisici, utilizzo di sostanze chimiche e macchinari, rapporto con animali e necessario utilizzo di indumenti da lavoro e DPI.
Dunque, alla luce degli scenari di cambiamento climatico si considera la protezione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza connessi alle alte temperature come una priorità.
Il documento di Zannini si sofferma sul campo di applicazione, sulle definizioni, sugli acronimi, sui riferimenti normativi e legislativi, sui compiti, le modalità operative, gli effetti sulla salute, la sorveglianza sanitaria e le possibili strategie di prevenzione.
CONDIZIONE CLIMATICA E PROCEDURA OPERATIVA: I FATTORI DI RISCHIO
Riguardo alla prevenzione dalla Procedura riprendiamo alcune indicazioni sui fattori di rischio.
FATTORI CHE CONTRIBUISCONO ALL’INSORGENZA DELLE PATOLOGIE DA CALORE:
– alta temperatura dell’aria e alti tassi di umidità;
– basso consumo di liquidi;
– esposizione diretta al sole (senza ombra);
– movimento d’aria limitato (assenza di aree ventilate);
– attività fisica intensa;
– alimentazione non adeguata;
– insufficiente periodo di acclimatamento;
– uso di indumenti pesanti e dispositivi di protezione;
– condizioni di suscettibilità individuale.
FATTORI INDIVIDUALI CHE CONTRIBUISCONO ALL’INCREMENTO DI EFFETTI NEGATIVI SULLA SALUTE
– età (˃ 65 anni);
– presenza di patologie croniche (BPCO, diabete, cardiopatie, malattie neurologiche);
– assunzione di alcuni farmaci;
– gravidanza;
– alterazione dei meccanismi fisiologici di termoregolazione;
– fattori correlati con lo svolgimento della mansione
– lavoro con esposizione diretta al sole, ad alte temperature o percepite tali;
– scarso consumo di liquidi;
– lavoro fisico pesante e/o ritmo di lavoro intenso;
– pause di recupero non determinabili
– abbigliamento protettivo pesante o equipaggiamento ingombrante.
Le strategie di prevenzione riportate riguardano, ad esempio, la formazione/ informazione, l’idratazione, l’abbigliamento, i DPI, i turni lavorativi, le pause e il monitoraggio preventivo delle condizioni meteorologiche.
A proposito del monitoraggio la procedura prevede che il datore di lavoro effettui un costante monitoraggio
preventivo delle condizioni meteorologiche anche mediante la consultazione del bollettino di previsione e allarme riferita alla propria città (il documento riporta alcuni siti di riferimento).
DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO MICROCLIMATICO
I documenti, i cui contenuti devono tener conto anche dell’emanazione di specifici indirizzi nazionali e/o regionali, forniscono informazioni anche sul Documento di valutazione del rischio microclima.
Il documento ha l’obiettivo di gestire una condizione di carattere temporaneo e nella fattispecie la cosiddetta
“Emergenza climatica Regionale”.
E per la valutazione devono essere presi in considerazione:
– la precedente valutazione del rischio;
– le sedi di svolgimento delle attività e relativa organizzazione del lavoro;
– le condizioni meteo-climatiche;
– l’utilizzo degli indici di calore e strumenti previsionali (ad esempio “Worklimate”);
– il protocollo di sorveglianza sanitaria;
– indicazioni da parte delle Istituzioni;
– piani/programmi formativi/informativi erogati;
– Dispositivi di Protezioni Individuali;
– indumenti da lavoro.
Per la valutazione si deve attuare la tecnica valutativa precauzionale, ovvero si definiscono le azioni da compiere in relazione alla gravità del danno. Il metodo utilizzato, in grado di individuare la stima e le priorità di interventi, è il cosiddetto Indice di calore (Heat Index), usato per valutare se e in che misura le condizioni dell’ambiente termico possono compromettere la salute degli individui della popolazione generale, in cui rientrano i lavoratori che operano
in “ambienti moderabili” o lavoratori che siano comunque inconsapevoli’ del rischio da calore.
Si ricorda che l’indice di calore (Heat Index) è basato sulla lettura dei valori di temperatura e di umidità relativa ed è adottato anche dall’Istituto Nazionale Francese per la Ricerca sulla Sicurezza (INRS).
Tale indice, permette di identificare 4 livelli di allerta, dalla cautela per “possibile affaticamento” fino al “rischio elevato di colpo di calore”, ed è correntemente utilizzato in molti paesi per fornire allerte metereologiche in caso di rischio da caldo per la popolazione generale”.
Dunque, il rischio viene valutato mediante l’indice di calore (Heat Index), ricavato dalla misura della temperatura ambiente (termometro) e dell’umidità relativa (igrometro).
Una volta determinato il livello di rischio, se necessario si identificano e si mettono in atto quelle misure ed azioni di prevenzione e protezione di tipo organizzativo/ gestionale, ergonomico e tecnico, che possono incidere e ridurre la probabilità di accadimento. L’applicazione delle misure può essere pianificata sulla base del livello di rischio rilevato.
Tratto dalla Mailing List Sicurezza sul Lavoro
Nidi e materne a gestione diretta del Comune di Pisa
Comunicato stampa FP CGIL Pisa, CUB Pisa e COBAS Pisa NIDI E MATERNE A GESTIONE...
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