Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Ma che Paese è questo

Postato il 15 Settembre 2026 | in Italia, Scenari Politico-Sociali | da

Un lavoratore passa un’intera esistenza a versare contributi, euro su euro, frutto di sacrifici quotidiani. Poi, quando viene a mancare, lo Stato non riconosce al coniuge ciò che è stato guadagnato con il sudore della fronte. Al contrario: scattano immediatamente percentuali di taglio, limiti di reddito, paletti e decurtazioni sulla pensione di reversibilità.

E allora una domanda politica, dura e senza ipocrisie, dobbiamo avere il coraggio di porla: perché il diritto maturato con una vita di lavoro deve evaporare proprio nel momento di maggiore fragilità per una famiglia?

Sui contributi dei cittadini la macchina statale applica una precisione chirurgica: scaglioni, sforbiciate e calcoli al centesimo per tagliare e fare cassa. Ma quando si tratta di privilegi, vitalizi, super-stipendi della dirigenza pubblica e competenze della casta, quella stessa calcolatrice improvvisamente si rompe. Per i soliti noti, una deroga favorevole, una tutela speciale o un cavillo per salvare il trattamento d’oro si trova sempre.

Professori, medici, infermieri, OSS, forze dell’ordine, operai, artigiani, impiegati: lavorate una vita intera, finanziate il sistema fiscale fino all’ultimo centesimo e, quando arriva il momento del bisogno, vi spiegano che “non ci sono le coperture”.

E sul TFR la beffa si trasforma in un insulto. Il Trattamento di Fine Rapporto — soldi tuoi, guadagnati giorno per giorno — nel pubblico impiego viene bloccato per anni e sbloccato a rate con ritardi intollerabili, come se lo Stato ti stesse facendo un favore personale. Nel frattempo, con le ultime riforme, si spinge per convogliare la liquidità nei fondi pensione privati, privando le famiglie della disponibilità immediata dei propri risparmi per tamponare i buchi della finanza pubblica.

Destra, sinistra, centro: cambiano i governi e le facce della politica, ma l’approccio resta identico. Quando c’è da far cassa, l’unico bersaglio sicuro resta chi lavora e chi ha lavorato.

La posizione deve essere chiara e intransigente: i risparmi e le pensioni dei lavoratori non sono e non devono più essere il bancomat dello Stato.

Prima di chiedere anche un solo centesimo di sacrificio a chi vive di stipendio o di pensione, si tagli il superfluo: rendite di posizione, costi della politica, privilegi d’organo e sprechi di sistema.

Perché la dignità di una vedova, di un vedovo e di una famiglia che affronta un lutto vale infinitamente di più di qualsiasi poltrona.

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