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Un balzo in avanti verso la Statuto Albertino

Postato il 5 Aprile 2014 | in Italia, Scenari Politico-Sociali | da

Tratto da www.resistenze.org

Un balzo in avanti verso la Statuto Albertino
di Tiziano Tussi

Invece di mettere in piedi tutto questo teatro delle difficoltà inventate, il premier Renzi avrebbe potuto, se per caso lo conoscesse, copiare di sana pianta lo Statuto Albertino sull’infrastruttura dello Stato moderno. Più semplice e diretto e veramente innovativo. Quasi una Carta costituzionale, uno Statuto, che data marzo 1848. Un bel balzo in avanti quindi ad un secolo e mezzo fa circa. Forse Renzi neppure lo sa, ma anche là il Senato era nominativo, come questo che si è inventato lui; anche là chi poteva essere nominato erano rappresentati di categorie ben precise. In primis i preti, i vescovi (articolo 33). In quello di Renzi (per ora) non ci sono, sicuramente una dimenticanza cui potrà ovviare nel dibattito alle Camere. Perché togliersi delle possibilità? Anche nello Statuto Albertino non era previsto un compenso alcuno per i nominati (articolo 50). Loro poi esageravano ed estendevano tale privilegio pure ai Deputati, ma Renzi potrebbe, con un po’ di fantasia, arrivarci presto. Facile immaginare chi ricopriva tali ruoli.

Ma se vogliamo ben cercare possiamo trovare che l’attuale proposta di doppio ruolo per le Camere prossime venture, una che dovrebbe contare qualcosa, l’altra di contorno, richiama la divisione costituzionale presente nel 1799 in Francia al momento consolare quando Napoleone Bonaparte si allenava alla futura carica di Imperatore, da lui stesso imposta, ricoprendo, per poco, il ruolo di Primo Console. Una Camera, il Tribunato , discuteva le leggi, un’altra, il Corpo Legislativo, le votava. Un po’ di coraggio e ci arriviamo.

Il problema non è l’uomo in sé ma chi gli sta attorno. A parte le sue creature, giovani ed inesperte come lui, che esprimono tutta la noncuranza di chi non sa ben dove si trova, non si capisce cosa ci stiano a fare, nell’ordine, il Partito Democratico, gli altri partiti del governo e del Parlamento che lo appoggiano: questi sono i veri problemi. A questo punto sarà interessante vedere come reagirà il paese, le associazioni di massa. Proviamo ad elencarle: l’Arci, l’ANPI, il mondo variegato del volontariato, le associazioni cattoliche di base, quali l’Azione Cattolica, i vari circoli che sbavavano sulla democrazia ferita dall’epoca di Berlusconi.

Possibile che da questi settori non sia ancora venuta nessuna lamentela forte, nessun forte monito per gli attacchi alla democrazia esangue. Dato che dal capo dello Stato non ci si può attendere nulla a proposito – ha già detto che è “imprescindibile (e chissà perché ora) il superamento del bicameralismo perfetto – sarebbe salutare che da altre cariche dello Stato venisse qualche conato di vita. Abbiamo visto il Presidente del Senato, ospite della trasmissione in Mezzo’ora, in onda alla domenica pomeriggio, dopo il telegiornale della rete Tre della Rai, il 30 di marzo, dire e non dire in continuazione su queste tematiche. Lamentarsi, salvo considerarsi poi il primo partigiano delle riforme, ma …però…

Discorsi chiari, quindi, poco o nulla.

E dal mondo delle imprese? Beh, su quel crinale poco ci si può aspettare dato che a loro basta continuare a mietere profitti in Italia e soprattutto all’estero. La democrazia non sanno neppure dov’è di casa.

Speriamo nel Papa allora? Ma anche da quella parte, dopo i grandi sorrisi a tutto tondo tra Francesco ed Obama, che hanno trovato piacere a parlarsi, strada chiusa. Un colloquio tra il cantore della dolcezza e della bontà con il Presidente del governo più impegnato in guerre planetarie continue, con un numero di morti che ogni giorno aumenta, morti naturalmente non targate USA.

Buoni ultimi gli intellettuali di casa nostra. Dove sono? Forse impegnati a raccogliere firme per la lista europea targata Grecia, che parrebbe essere l’ultima spiaggia della democrazia, a lamentarsi per il troppo lavoro. 150 mila firme da raccogliere: che gli tocca fare per avere qualche seggio in Europa, seggi inutili specialmente dopo che sarà votata dal Parlamento fantasma – Barebone’s parliament , prima rivoluzione inglese, quella borghese di Cromwell, siamo attorno alla metà del 1600, sempre più indietro nel tempo – una legge elettorale targata Berlusconi/Renzi. Certo ci potremmo sempre consolare con la raccolta di firme, in rete mi raccomando, sulla salvaguardia della caccia alle balene. Basta con queste mostruosità

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