Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Trasparenza e accesso agli atti: “Non basta una legge”

Postato il 27 Febbraio 2013 | in Italia, Scenari Politico-Sociali | da

Tratto da Qui Versilia.it del 25 febbraio

Articolo di Daniela Francesconi

VERSILIA – Ancora poche ore per andare a votare e poi inizierà a delinearsi la nuova composizione del Parlamento italiano. Tasto dolente, sul quale spesso cittadini, movimenti e partiti sono stati divisi, è la partecipazione democratica all’amministrazione della cosa pubblica da parte della cittadinanza. E quando si parla di partecipazione entra in gioco il concetto di trasparenza, come rimedio “anti casta” per eccellenza. Un esempio per tutti, la pubblicazione dello stipendio dei funzionari pubblici.

Ma cosa segna il termometro della trasparenza nei nostri Enti e nelle nostre amministrazioni pubbliche? Certamente il web ha reso più facile l’accesso ad una grande quantità di informazioni. “L’articolo 4 della legge 15/2009 stabilisce che le amministrazioni pubbliche devono adottare ogni iniziativa utile a promuovere la massima trasparenza nella propria organizzazione e nella propria attività”, sottolinea Federico Giusti, sindacalista dei Cobas del settore pubblico.

Sui siti internet degli Enti è ora possibile accedere all’Albo Pretoio on-line, per consultare delibere, determine e ordinanze. Ma, aggiunge Giusti: “L’articolo 11 del decreto legislativo 150 del 2009 – la cosiddetta riforma Brunetta, ndr – precisa che la trasparenza è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell’attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità”.

Dal punto di vista del sindacalista, Giusti non può che rilevare come tanti cittadini e lavoratori si rivolgano ai Cobas anche per “denunciare la caoticità e la sostanziale inaccessibilità di alcuni siti istituzionali. Eppure esiste una vastissima normativa che prevede perfino i contenuti minimi in questi siti, le linee guida per accedere agli atti, il piano annuale e triennale per la trasparenza”.Non è più il tempo in cui la burocrazia poteva salvaguardare il potere dei partiti, delle lobbies dirigenziali, degli amministratori. Con fatica, con tanto lavoro e con molta perdita di tempo, i cittadini e i movimenti non ci stanno più ad essere esclusi, ma si informano e reagiscono. La conoscenza degli atti e dei meccanismi, “permette di smascherare dati, scelte politiche, investimenti di soldi pubblici non trasparenti”.

I tentativi di non far sapere, di tenere le cose nascoste, non sono finiti. Ci sono anche organismi pubblici che si riuniscono senza che la cittadinanza ne venga informata, ad esempio, tramite i siti istituzionali. E’ il caso di Ato Toscana Costa, l’Autorità dei rifiuti che riunisce le Province di Lucca, Pisa, Livorno e Massa Carrara. Al contrario, L’Autorità Idrica toscana pubblicizza sul proprio sito la data di convocazione delle assemblee.

Non lo fa, invece, il Consorzio Ambiente Versilia, formato da sei sindaci versiliesi in rappresentanza dei sei Comuni che hanno costituito questo organismo. Al momento, non è possibile rintracciare on-line le date di convocazione di queste riunioni, né i verbali che vengono stilati.

“La trasparenza dovrebbe in teoria avere preso corpo già nel lontano 1990 con la legge 241 da cui nasce il diritto all’accesso agli atti e ai documenti della pubblica amministrazione – conclude Federico Giusti – . Poco si è fatto per almeno un ventennio e forse bisognerebbe riconoscere a Brunetta qualche merito, anzi direi uno solo: quello di avere insistitito per scopiazzare gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sulla trasparenza degli atti. Ma questa trasparenza era vista – dal ministro, ndr – più come strumento per mettere alla gogna limiti e difetti della Pa piuttosto che a garantire un reale accesso agli atti pubblici nel segno di una conoscenza che genera partecipazione, spirito critico”.

“Accesso non significa automaticamente trasparenza” dice ancora Giusti. Basti pensare al linguaggio criptico e burocratico con il quale è scritta la maggior prte degli atti. E poi, secondo il sindacalista, “spesso l’accessibilità agli atti stride con una macchina amministrativa dove i primi cittadini la fanno da padroni e il potere dei singoli consiglieri è schiacciato sul potere dei sindaci. Forse un’autentica partecipazione dovrebbe partire dall’eliminazione di quelle riforme che hanno dato troppo potere ai sindaci facendone figure assai simili a quelle dei podestà di fascista memoria”.

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