Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Sul rinnovo del contratto della Sanità

Postato il 7 Novembre 2025 | in Lavoro Pubblico, Sanità, Sindacato | da

In questi giorni, dopo il rinnovo del contratto, le sigle firmatarie del contratto (Cisl, Fials, Nursind e Nursing-Up) ed i mezzi di comunicazione di massa, stanno diffondendo tabelle che enfatizzano aumenti lordi di € 173 mescolando anche voci non omogenee come le indennità specifiche non strutturali e non generalizzate, le risorse provenienti dalla manovra finanziaria e quindi non riconducibili al contratto collettivo.

Un’operazione che rischia di confondere le lavoratrici e i lavoratori, offrendo una rappresentazione non trasparente della reale portata economica del rinnovo. Dalla lettura dei dati emerge chiaro che questo contratto è il peggiore negli ultimi anni e sotto gli annunci sfarzosi si nascondono criticità normative, insufficienze economiche, carriere bloccate e diritti negati.

Gli importi economici non coprono la perdita del potere di acquisto dei salari rosicchiai in questi ultimi anni da un’inflazione che ha superato il 17%. Non è stata recuperata la parte economica rispetto all’inflazione corrente infatti se ne recupera solo il 5,7% su un’inflazione pari al 17% perdendo l’11% sul potere d’acquisto. Confrontando il triennio 2019/2021 con un inflazione pari al 2,3% ci fu un rinnovo al più 4,38% acquisendo il 2,18% in più sul potere di acquisto.

Il recupero dell’inflazione è il punto di partenza per un rinnovo contrattuale degno di questo nome. Dove sta quindi la conquista tanto sbandierata dai firmatari se perdiamo due terzi sul potere d’acquisto? Chi lavora in sanità vale davvero € 35/40 al mese in più al netto dell’ indennità di vacanza contrattuale già percepita?

Non sono previsti gli arretrati per gli anni 2022 e 2023 ma solo l’ indennità contrattuale già recepita (ricordiamo che siamo di nuovo in vacanza contrattuale perché il neo contratto firmato l’altro giorno è già scaduto) mentre saranno retribuiti solo per il 2024 (800 euro lordi) e il 2025 (500 euro lordi). Vantano un incremento lordo di circa 1600 euro lordi l’ anno ma saranno in media dai 560 ai 600 euro lordi (una vera beffa).

Anche le indennità per i turni disagiati, ferme da vent’anni, restano immutate e chi lavora nei reparti più complessi continuerà a farlo senza alcun riconoscimento aggiuntivo se non una tassazione agevolata che riguarda solo alcune figure e solo per attività rese oltre il normale orario di lavoro.

All’ indennità specifica infermieristica è prevista un aumento di € 15 lordi al mese mentre per l’ indennità di tutela del malato ne sono previsti € 11 lordi .

Per l’ indennità del pronto soccorso sono previsti € 22 al mese per il 2025 e altri € 60 in più per il 2026 sempre lordi.

Nessun aumento sulle consistente per le indennità notturne.

Si incentiva il lavoro in orario aggiuntivo a € 50 lordi ad ora e le ore in straordinario (detassati solo per il profilo infermieristico) per sopperire alla mancanza di assunzioni del personale.
Come conseguenza di questi aumenti si rischia la perdita della riduzione del cuneo fiscale del 7% e 6% con l’annullamento dello stesso aumento contrattuale con una diminuzione dello stipendio.
Ti do €100 ma alla fine ti levo € 100 con le tasse e si lavora con gli stessi stipendi.

Sul piano dell’organizzazione del lavoro, le novità sono tutte peggiorative. Nessuna flessibilità oraria, nessun diritto esigibile per i lavoratori over 60 di essere esonerati dai turni notturni e pronta disponibilità se non dopo aver presentato una richiesta documentata in cui vengano verificate le condizioni fisiche, come previsto dalla contrattazione integrativa.

Aumentano invece i turni di pronta disponibilità, che passano da sette a una media di nove al mese, con carichi di lavoro sempre più pesanti.

Sul fronte delle carriere non c’è un euro in più per le progressioni economiche e verticali, né per gli incarichi professionali. Invariato il criterio per partecipare alle selezioni dei DEP (differenziali economici di professionalità) restando ferma a tre anni la permanenza dopo averlo acquisito. Quindi senza un adeguamento corposo dei fondi contrattuali, ogni possibilità di crescita sarà solo un’illusione.

Anche in questo contratto si sono dimenticati di cancellare l’esclusività professionale per chi lavora nel Servizio Sanitario Nazionale, né si introducono misure di welfare significative.
Forte insoddisfazione anche per la Formazione e la qualificazione professionale. Nessuna garanzia di ore dedicate all’interno dell’orario di servizio e nessuna valorizzazione dei nuovi profili introducendo però la nuova figura dell’ ASSISTENTE INFERMIERE con un inquadramento inferiore all’OSS. Questa nuova figura sanitaria non è altro che un insulto alla professionalità e una svalutazione per entrambe i profili.

Sul piano delle tutele, il contratto lascia irrisolti molti temi cruciali come la sicurezza, la salute e la difesa legale.
Nessuna misura concreta contro lo stress lavoro-correlato e le aggressioni, nessun obbligo per le aziende di costituirsi parte civile.
Infine, restano in vigore i tetti alle assunzioni, con inevitabile aggravio delle condizioni di lavoro e dei carichi di lavoro.

Possiamo concludere che questo contratto non valorizza il lavoro dei professionisti del comparto ma li impoverisce, peggiorerà i servizi verso gli utenti per la mancanza del personale dovuto al blocco delle assunzioni (mancano 65000 infermieri in tutti gli ospedali italiani) e respinge ogni prospettiva di crescita.

Cobas Sanità 

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