Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Sui binari non solo la strage di Pioltello (MI)

Postato il 29 gennaio 2018 | in Sicurezza sul lavoro | da

Da Marco Spezia:

DA: http://www.inmarcia.it

SIAMO A 51 MACCHINISTI MORTI

Per l’ennesima volta ci troviamo a dover dare la brutta notizia di un macchinista prematuramente deceduto. Si tratta di un collega di Viterbo, di anni 59, che da alcuni mesi aveva scoperto di avere un tumore, deceduto a seguito di un arresto cardiaco.

Con questo collega l’elenco dei deceduti, nel triste conteggio che abbiamo iniziato sulle pagine di ancora In Marcia a partire dal numero 1/2015, sale a quota 51.

Lo ripetiamo: si tratta di macchinisti, quasi tutti deceduti per tumori o problemi di cuore, tuttora in servizio oppure da poco in pensione, quasi tutti di età compresa tra i 53 e i 63 anni CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA

GIANCARLO LANDONIO

VIA STOPPANI,15 -21052 BUSTO ARSIZIO VARESE

Quartiere Sant’Anna dietro la piazza principale

e-mail: circ.pro.g.landonio@tiscali.it

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Il disastro ferroviario di Crevalcore un frutto marcio dell’abbandono delle tratte secondarie. I ferrovieri debbono insorgere contro le condizioni pericolose di lavoro. C’è sicurezza per i viaggiatori solo se c’è sicurezza per gli addetti ai mezzi di trasporto

Troppi morti e feriti sono rimasti sul campo nello scontro frontale di venerdì 7 gennaio ore 12,45 a Bolognina Crevalcore (a 30 km da Bologna) tra il treno merci proveniente da Bologna e l’interregionale partito da Verona. Hanno perso la vita 17 persone, tra cui i due macchinisti, due addetti del deposito di Milano, un ferroviere presente come passeggero sul convoglio. Cinquanta dei 100 passeggeri del treno hanno riportato ferite, numerosi molto gravi. Lo scontro frontale sulla linea a binario unico è stato impressionante. Le prime due carrozze dell’interregionale si sono accartocciate, stritolando e frantumando i corpi dei malcapitati. I ferrovieri pagano un tributo di sangue troppo elevato!

Questa carneficina, che fa seguito a una sequela di disastri diventati sempre più frequenti nelle tratte secondarie, è il risultato della politica aziendale e statale di abbandono dei treni utilizzati dai pendolari e di sostegno dell’alta velocità; e costituisce un’ulteriore riprova del peggioramento delle condizioni di lavoro e della rischiosità per gli addetti a queste tratte. Meritano un applauso tutti i ferrovieri che il 16 gennaio hanno incrociato le braccia per 24 ore in segno di solidarietà con le vittime e di protesta contro la pericolosità delle condizioni di lavoro. Hanno salvato la loro dignità. Va invece criticato lo sciopero per la sicurezza dei passeggeri proclamato il 19 gennaio da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Sma-Fast, Ugl, Orsa, dalle ore 21 del 10 febbraio; sia perché promosso per sviare la tensione dei ferrovieri; sia perché diretto alla tutela degli utenti anziché dei lavoratori che non può portare a nulla di buono. Di positivo c’è stato un dettaglio: lo sciopero si è protratto per 24 ore contro il limite delle 8 ore posto dalla commissione Martone.

Andando al nocciolo ciò che è chiaro è che su queste tratte a binario unico lo scontro frontale è sempre nell’aria se non funziona uno scambio o un segnale. E in questi casi c’è sempre il P.M. di turno che andrà a ricercare le responsabilità sulle vittime anziché sull’azienda. Queste linee sono destinate a collassare sempre di più, dato che il piano aziendale è quello di economizzare sulla manutenzione e sulle spese. Per cui i disastri aumenteranno se i lavoratori non si batteranno fermamente a salvaguardia della propria integrità fisica e della propria salute. Pertanto le nostre indicazioni specifiche ai ferrovieri interessati sono:

  1. a) denunziare sistematicamente ogni fonte di pericolo nel lavoro, bloccando l’attività e/o la circolazione dei treni fino all’eliminazione della causa di rischio; solo difendendo la salute di chi lavora si difende la salute di chi usa il mezzo di trasporto;
  2. b) attaccare le sanzioni anti-sciopero e la commissione di garanzia con adeguate iniziative di lotta smettendo di fare ricorsi alla magistratura ordinaria o al TAR; lo sciopero è un diritto dei lavoratori i quali sono gli unici a stabilire come quando e dove muoversi;
  3. c) procedere all’organizzazione autonoma di lotta della categoria su base classista, superando il professionalismo che impantana nel codismo e nella subalternità, in quanto non si possono difendere gli interessi di chi lavora senza contrapporsi a chi sfrutta il lavoro (padronato) e a chi protegge il sistema di sfruttamento (Stato coi suoi apparati di forza, prefetti, giudici, commissioni, ecc.).

Il disatro ferroviario di Crevalcore frutto marcio dell’abbandono delle linee secondarie. pag. 11

La Rivoluzione Comunista Gennaio-Marzo 2005 (formato PDF)

Edizione a cura di: RIVOLUZIONE COMUNISTA

SEDE CENTRALE: P.za Morselli, 3 -20154 Milano-

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Nuovo sito: https://www.rivoluzionecomunista.org

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