Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Operazione “ORIZZONTE PERDUTO”

Postato il 22 Dicembre 2025 | in Italia, Scenari Politico-Sociali | da

La manovra che trasforma la pensione in un miraggio nel deserto

Sipario alzato sulla quarta Legge di Bilancio del governo Meloni, un’opera magistrale di illusionismo politico dove le promesse elettorali, prima tra tutte la cancellazione della Legge Fornero, spariscono sotto il tavolo per far posto a una realtà che definire “rigorista” sarebbe un gentile eufemismo. Mentre nel 2022 si gridava alla liberazione dei lavoratori, oggi ci troviamo di fronte a un esecutivo che non solo non ha abolito quella legge, ma l’ha resa persino più severa. Con un colpo di mano degno del miglior prestigiatore, il diritto alla pensione è stato trasformato in una corsa a ostacoli infinita, un orizzonte che si allontana a ogni passo.

La nuova corsa a ostacoli: come il governo allontana la pensione

Attraverso una serie di emendamenti presentati come “tecnici”, quasi fossero innocui aggiustamenti burocratici, il governo ha riscritto le regole del gioco previdenziale. Questi interventi, calati dall’alto e in silenzio, non sono piccoli ritocchi: rappresentano un inasprimento strutturale, una scelta politica punitiva che colpisce le certezze e i piani di vita di milioni di lavoratori e lavoratrici, scaricando i costi della finanza pubblica sulle spalle di chi lavora e di chi studia.

La “Finestra con vista” (sul 2035)
Con cinico tempismo, il governo interviene sul subdolo meccanismo della “finestra mobile”, quel limbo temporale tra la maturazione dei requisiti e l’effettivo incasso del primo assegno. Se pensavate che raggiungere il traguardo contributivo fosse l’ultimo passo, preparatevi a un’attesa ancora più lunga. L’allungamento progressivo colpirà chiunque punti alla pensione anticipata, passando dagli attuali 3 mesi a 4 mesi (nel biennio 2032-2033), per poi salire a 5 mesi (nel 2034) e infine a ben 6 mesi a partire dal 2035.
Il risultato netto è una beffa. Secondo alcune stime, sommando questo intervento ai futuri adeguamenti all’aspettativa di vita, per andare in pensione nel 2035 saranno necessari 43 anni e 9 mesi di contributi.

Laureati e mazziati: quando studiare diventa un’aggravante

In un Paese che soffre di fuga di cervelli, il governo decide di “premiare” chi ha studiato, a partire dalle lauree brevi, con una stangata senza precedenti sul riscatto degli anni di laurea. Il beneficio contributivo, finora uno strumento per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro, verrà progressivamente “sterilizzato” ai fini del calcolo per la pensione anticipata.
La riduzione del valore del riscatto sarà vertiginosa:
2031: -6 mesi
2032: -12 mesi
2033: -18 mesi
2034: -24 mesi
Dal 2035: -30 mesi
La conseguenza è devastante: il riscatto di una laurea magistrale di cinque anni, pagato a caro prezzo dai lavoratori, vedrà il suo valore dimezzato ai fini dell’uscita anticipata. La precisazione della Premier Meloni, secondo cui la norma varrà solo per i riscatti futuri, non è una rassicurazione: è la conferma della volontà di rendere questo strumento previdenziale inutile e sconveniente per le nuove generazioni.

La commedia degli equivoci: un governo contro se stesso

Al di là della brutalità delle misure, ciò che emerge è uno spettacolo di contraddizioni politiche e promesse tradite. La gestione della riforma previdenziale ha messo in scena il caos interno alla maggioranza, in particolare all’interno della Lega, svelando la natura cinica di un intervento che serve solo a fare cassa sulla pelle dei lavoratori.
L’ironia raggiunge il suo apice con la posizione della Lega. Nel 2022, Matteo Salvini prometteva l’abolizione della “immorale e ingiusta” legge Fornero, arrivando a dichiarare che gli elettori sarebbero stati “titolati a spernacchiarmi” se non l’avesse fatto. Oggi, è proprio il suo ministro dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti, l’architetto di un inasprimento che supera persino la riforma originale. La Lega al governo firma i decreti che la Lega in campagna elettorale giurava di voler cancellare.
La farsa politica prosegue in Parlamento, dove esponenti leghisti come Claudio Borghi e Armando Siri insorgono contro le norme proposte dal loro stesso ministro, evocando la solita, proverbiale “manina” dei burocrati del Ministero dell’Economia (MEF).

Ma la verità è un’altra: il sistema pensionistico viene usato come un bancomat per trovare i circa 2 miliardi di euro necessari a finanziare misure gradite a Confindustria, il cui presidente Emanuele Orsini si dichiara infatti “soddisfatto”. Mentre la Lega inscena la protesta, il governo fa cassa per accontentare le imprese.
Ma la farsa politica serve solo a coprire il vero obiettivo: mettere le mani sull’ultimo grande tesoro dei lavoratori, il loro TFR.

Il gran finale: il regalo di Durigon e il TFR “sequestrato”

Per completare l’opera di smantellamento della previdenza pubblica, arriva il cosiddetto “emendamento Durigon”. Non un intervento tecnico, ma un colossale e deliberato trasferimento di ricchezza dai risparmi dei lavoratori alle casseforti delle istituzioni finanziarie private. Ma dietro questa mossa c’è uno schema preciso: indebolire e rendere meno convenienti gli strumenti della previdenza pubblica, come il riscatto della laurea, per spingere forzatamente i risparmi dei lavoratori nelle mani dei gestori privati. È un attacco coordinato su due fronti.
A partire dal 1° luglio 2026, per i neoassunti del settore privato scatterà il meccanismo del “silenzio-assenso”. Ogni nuovo lavoratore avrà solo 60 giorni di tempo per dichiarare esplicitamente di voler mantenere il proprio Trattamento di Fine Rapporto (TFR) in azienda. In caso di silenzio, la sua “liquidazione” verrà dirottata automaticamente e per direttissima verso i fondi pensione integrativi. È un regalo da mezzo miliardo di euro l’anno al settore finanziario, mascherato da incentivo alla previdenza complementare.

Chi festeggia e chi paga il conto

Il quadro dei vincitori ( i gestori dei fondi ovvero la finanza speculativa e le assicurazioni, che incasseranno commissioni su un flusso garantito di mezzo miliardo di euro ogni anno sottratto ai lavoratori.) e dei vinti ( i lavoratori privati del controllo sul proprio TFR e Piccole e Medie Imprese a cui il governo prosciuga una vitale fonte di liquidità per ingrassare i fondi privati, in un momento di stretta creditizia. ) è drammaticamente chiaro. Il governo sacrifica la liquidità delle imprese produttive e il TFR dei lavoratori sull’altare della finanza speculativa.
In definitiva, il governo Meloni ha ufficialmente trasformato il sistema pensionistico in un efficiente bancomat di Stato, con una particolarità: i prelievi vengono effettuati esclusivamente dai conti di una nuova categoria di indesiderati definita da questo governo: i giovani, i laureati e i lavoratori regolari.
La pensione in Italia ha smesso di essere un diritto sociale per diventare un genere letterario: bellissima e commovente durante i comizi elettorali, ma puramente immaginaria nella realtà dei fatti. Se la tendenza è questa, entro il 2035 il requisito per andare in pensione non sarà più l’anzianità contributiva o anagrafica, ma direttamente l’immortalità biologica.
Nota per i naviganti: Se siete laureati e neoassunti, il consiglio è di non correre troppo verso l’ufficio. Tanto, stando alla Manovra, l’ufficio resterà “casa vostra” per i prossimi quarantatré anni e nove mesi (finestre permettendo).

Auguri…

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