Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

L’Urlo. Il 16 novembre un’altra giornata di lotta formidabile

Postato il 19 Novembre 2013 | in Italia, Scenari Politico-Sociali | da

L’ U R L O

Il 16 novembre un’altra giornata di lotta formidabile !

Dalla Terra dei Fuochi alla Val Susa , passando per Pisa e Parma, una marea umana in piena si sta impegnando per costruire un’altra Italia , liberata dalla malavita politica e organizzata , dalle opere devastanti e mortali , dalla precarietà dell’esistenza , dall’essere esclusi e trattati al pari dei rifiuti.

Ben oltre 60.000 a Napoli . Un fiume in piena contro il “biocidio” che ha distrutto un intero ecosistema e per fermare la strage degli innocenti, promossa da industriali e camorristi con il business delle discariche di rifiuti tossici nella Terra dei Fuochi. Questi criminali assassini vanno ricercati,stanati, perseguiti, per rendere – dopo il danno – almeno giustizia al popolo inquinato e ai parenti delle vittime, tramite bonifiche certe, rapide e gestite con il controllo popolare e una congrua azione risarcitoria.

Ancora in 30.000 in Val Susa , per ribadire il rifiuto di un’opera inutile-costosa-dannosa, alla vigilia del vertice Italia-Francia con il quale la “ ragion di stato della Tav ad ogni costo” intende sfidare la volontà popolare. Importante la partecipazione delle numerose delegazioni da ogni dove, tra cui spiccavano i NO Tav francesi, il movimento per il diritto all’abitare, i NO Muos ; soprattutto la delegazione aquilana, composta da cittadini e amministratori locali intesi a rafforzare con azioni concrete il gemellaggio tra questi 2 territori, che hanno espresso la volontà comune di “ lottare per la ricostruzione de L’Aquila con i soldi destinati alla Tav”.

In tanti a Pisa per sostenere il diritto all’occupazione degli spazi, ad avere una sede pubblica per svolgervi attività socialmente utili, che il Comune e altre istituzioni continuano a negare e/o a rimanere indifferenti a questa riconosciuta necessità.

Così come a Parma, dove si è bloccato l’avvio del famigerato inceneritore, contestato da gran parte della popolazione e per il quale la Rete Rifiuti Zero e il Forum Acqua hanno contribuito a dare vita a due manifestazioni nazionali per impedirne l’apertura al gestore Hera.

A questo “ urlo tonante” che si è sentito in tutta Italia, i Cobas vi hanno preso parte con nutrite delegazioni, e si apprestano a farlo il 20 novembre a Roma (h 16, p.za Campo de Fiori, limitrofa all’ambasciata francese) e negli appuntamenti vitali di questo scorcio di fine anno.

Una mobilitazione continua, sociale e popolare, che sta imprimendo priorità e ritmi molto diversi dalle scontate e stantie agende politico-governative.

Quando avviene che sono i movimenti sociali ad incalzare le istituzioni, si scatena un moto convettivo che contagia ovunque – oltre le città anche le periferie – è il segnale distintivo che sta per accadere qualcosa di significativo , per cui vale la pena partecipare ed impegnarsi per riappropriarsi dei bisogni-diritti negati , per imprimere una svolta nel Paese.

Roma 17.11.13

Confederazione Cobas

 

Terra dei Fuochi, il «fiume in piena» ha invaso la città. Allontanato il gonfalone di Napoli dalla testa del corteo

La pioggia di Napoli non ferma il “Fiume in piena” della manifestazione organizzata da comitati e associazioni per dire stop al biocidio.

Tanti gli striscioni che stanno sfilando per le strade del centro di Napoli per dire ‘stop al biocidio’. Molti, scritti a mano e con i pennarelli, riportano parole e slogan in napoletano: alcuni mostrano disegni con teschi, altri srotolano striscioni che accusano il silenzio che in questi anni ha riguardato l’inquinamento della cosiddetta Terra dei fuochi. Oltre alle foto di alcuni bambini morti di tumore, i manifestanti, molti dei quali studenti, issano come vessilli le fotografie di alcuni degli ex commissari straordinari all’emergenza rifiuti in Campania: da Antonio Rastrelli ad Antonio Bassolino, passando per Corrado Catenacci e Alessandro Pansa. Sotto ogni foto c’è scritto «colpevole di biocidio».

Tanti gli slogan urlati da chi è per le strade mentre un grande striscione è stato srotolato in piazza Bovio: «Camorra, Stato, imprenditoria, stesse colpe». Alla testa del corteo un grande striscione: #Fiumeinpiena stop biocidio.

Il corteo è partito da piazza Mancini con gli striscioni e la bandiere di tanti comitati campani, soprattutto della Terra dei fuochi.«È un fiume in piena di speranza ma anche di disperazione questa è la manifestazione del popolo campano per dare un mondo migliore ai nostri figli».

 

A Napoli un “Fiume in piena” grida: vogliamo vivere. E ora chi governa faccia luce su roghi e veleni

Che slogan è “Noi vogliamo vivere”? Si è mai sentito uno slogan come questo, gridato in piazza a Napoli alla manifestazione contro il biocidio? E’ paradossale nella sua atroce semplicità, come la scritta apparsa su uno striscione sorretto da un gruppo di bambini: “Cosa aspettate, che facciamo la cacca blu?”. In una giornata resa plumbea dalla pioggia e lugubre da maschere, cifre di morte e foto dei “morticini” – i piccoli uccisi dai tumori – molte migliaia di abitanti campani appena sfilati nell’ennesimo corteo con bambini, zampognari, sacerdoti, attori, cantanti, “paranze” e altri carri allegorici, hanno messo in quelle tre semplici parole la ragione del loro essersi trasformati nel “Fiume in piena” che ha attraversato la città. Alla faccia degli allarmismi, delle polemiche mediatiche, degli scaricabarile politici.

Perché poi non ci vuole poi molto a dire ciò che sta a cuore a chi abita qui come in qualsiasi altra parte del mondo. E certo che un titolo a effetto come quello dell’ultima copertina de L’Espresso <http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/13/news/bevi-napoli-e-poi-muori-1.141086> – “Bevi Napoli e poi muori” – esplode come dinamite pura, inquieta, anzi terrorizza e può far male come un veleno, contribuendo alla fuga di turisti già disamorati e infangando ancor di più quella “carta sporca” chiamata Napoli. Ma del resto si sa, e lo sa non solo chi lavora nei giornali: un titolo serve a tenere sveglia l’attenzione, può essere una scossa, o anche una spia rossa accesa a segnalare un’emergenza. E alle scosse bisogna rispondere, non invocando censure o con le querele, ma entrando nel cuore dei problemi, usandole per capire e far capire quale può essere la soluzione e dando alla gente la risposta decisiva su chi ne è responsabile.

Invece, nonostante il gran parlare che si fa di “Terra dei fuochi <http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/le-rotte-della-terra-dei-fuochi> “, nozione che dilata idealmente la cinta daziaria di Napoli seminando confusione perfino sulla reale estensione delle aree inquinate, chi abita qui in realtà non sa proprio nulla di certo. Gli abitanti della Campania continuano a ignorare quale sia il pericolo reale, e in quali aree della regione. Una cosa è certa: i dati del report pubblicato da L’Espresso non erano ignoti alle autorità, che li conoscevano già almeno dal 2008, quando, nel dicembre, Il Mattino pubblicò il risultato della prima serie di ricerche effettuate per iniziativa del comando militare Usa a beneficio dei cittadini statunitensi di stanza nella regione. Lì già si parlava di salute a rischio dei militari americani per via dell’acqua contaminata, e addirittura si sconsigliava di lavare i bambini, di farsi la doccia con gli occhi aperti e di lavarsi i denti con quel liquido. Allora, perché non intervenire subito, nel 2008? Ma ancor prima, non doveva essere certo la marina militare Usa a render noto in Campania il pericolo dell’acqua inquinata.

Ora la Regione Campania fa sapere che pubblicherà sul suo sito i dati relativi alle analisi <http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/campania_terra_dei_fuochi_regione/notizie/359599.shtml> sulle acque sotterranee del territorio. Ma intanto la Abc, azienda partecipata comunale che distribuisce l’acqua sul territorio, fa sapere che i dati del dossier del comando Usa sono sbagliati perché dai loro rilievi “l’acqua di Napoli supera l’esame”. Chi dice alle migliaia di campani sfilati in corteo, e anche a chi non c’era ma in Campania ci vive, come stanno veramente le cose? Forse che in Italia si usano sistemi per la rilevazione del rischio inquinamento diversi da quelli adoperati in Usa? E se sì, quali sono migliori, di quali fidarsi?

A ogni pie’ sospinto nelle sedi governative preposte alla tutela dell’ambiente e della salute si parla di vertici, convocazione di tavoli, commissioni tecniche, task force, e solo ieri il ministro Orlando ha annunciato “una mappa del rischio rifiuti”: è accettabile un ritardo del genere? Perfino sul reale allarme cancro nella zona denominata Terra dei fuochi non c’è alcuna sicurezza, e il sempre citato registro tumori della Campania è ancora lontano dall’essere realizzato.

Finché non ci saranno risposte certe e autorevoli a queste domande, la semplice esistenza dei campani sarà a rischio, l’incertezza su che cosa mettere a tavola davanti ai figli un rovello quotidiano, l’incognita su quanto può nuocere l’aria o un semplice bicchier d’acqua un assillo drammatico. E la vita sarà sempre più difficile, le produzioni agricole campane continueranno a crollare, il “noi vogliamo vivere” del “Fiume in piena” un grido nel deserto.

16N in Val Susa: contro la militarizzazione e lo spreco di denaro pubblico

La manifestazione di oggi arriva dopo una lunga incubazione. Una risposta corale e di popolo all’intensificazione della presenza militare in molti comuni della Valle (Chiomonte e Susa in particolare) concentratasi negli ultimi mesi in numeri via via sempre più grossi e la criminalizzazione mediatica del movimento. Ma i motivi di fondo restano quelli di sempre: l’opposizione ad un’opera intile e dannosa e il tentativo di collegare l’opposizione al Tav allo spreco delle risorse e del denaro pubblici. Una manifestazione collegata nell spirito e nelle intenzioni a quanti a Napoli scendono in piazza nelle stesse ore contro il biocidio del territorio operato dal ciclo industriale-criminale-istituzionale dei rifiuti.

h 17,45: un lungo applauso accoglie la notizia dei 100,000 partecipanti al corteo di Napoli contro il biocidio e le devastazioni ambientali. Intanto si appresta a parlare Alberto Perino

h 17,30: interviene anche Luca Fagiano, del Coord. Cittadino di lotta per la casa di Roma, che delinea un profilo dell’assedio al vertice Letta-Hollande del 20 novembre a venire che segnerà una nuova tappa della lotta che intreccia le domande sull’utilizzo delle risosrse pubbliche allo spreco di risorse per costruire la Tav

h 17,15: tra gli interventi si segnalano quelli degli amministratori locali francesi contrati alla costruzione della Torino-Lione, di Lele Rizzo dei comitati popolari NoTav, degli studenti valsusini e dei NoTav bresciani

h 17.00: il corteo arriva a conclusione nella piazza principale di Susa, tra poco inizieranno gli interventi dal palco

h 16.45: contestazione sotto l’hotel Napoleon, luogo di residenza di tantissimi militari tra quelli quotidianamente occupati nella militarizzazione della Valle. Ricordiamo che sono presenti più militari in rapporto alla popolazione a Chiomonte piuttosto che a Herat: cori e slogan si ripetono contro le truppe di occupazione

h 16.30: entriamo nelle vie di Suse, stipatissim*. La testa è gia passata da 20 minuti e la coda sta ancora attraversando l’autostrada.Gli studenti valsusini del Kgn annunciano la loro partecipazione all’assedio del #20N a Roma.

h 16.15: la testa del corteo, col trattore e i gonfaloni dei comuni della valle, entra alle porte di Susa.

h 16: il corteo si è riversato in buona parte sulla statale 24 ma la coda sta ancora attraversando il ponte sull’autostrada; il colpo d’occhio dà l’idea di quanto è grossa la partecipazione oggi: un vero fiume in piena.

h 15.30 Il corteo passa davanti alla dede della sitaf e della polizia stradale, si accende qualche fumogeno e la folla intona un’assordante “Bella Ciao”.

h 15.20: In questo momento il corteo sta attraversando l’autoporto di Susa teatro di importanti cicli di lotta nel periodo delle trivelle, la testimonianza della militarizzazione è tangibile nella presenza di alcune camionette della polizia che presidiano il piazzale dell’autoporto.

h 15.15 Il corteo passa vicino al presidio Gemma delle Alpi che sorge sui terreni dove secondo i progetti del Tav dovrebbe essere costruita la stazione internazionale di Susa. La valle intera grida forte che la militarizzazione non fa paura!

h 15.10: Non si riesce a vedere dal centro del corteo nè la testa nè la coda del lunghissimo serpentone che sta attraversando le strade di Susa. Il popolo No Tav è presente in massa, dalle famiglie ai giovani e studenti del Komitato Giovani No Tav.

h 15: Irene dei Blocchi Precari Metropolitani dal furgone dello spezzone di lotta per la casa rivendica il legame che unisce la lotta contro gli sfratti e l’emergenza abitativa con la lotta No Tav, contro lo spreco folle di soldi pubblici che questa opera rappresenta.

h 14.45: dallo spezzone di lotta per la casa si rilancia verso l’assedio del 20 novembre a Roma: una sola e grande opera: casa e reddito x tutt*!

h 14.30: dai furgoni viene ricordata la figura di Pasquale e dei tant * compagn* che ci hanno lasciati in questi anni: Carlo Giuliani, Edo e Sole, Raul, Renato, Dax e tanti e tante altre…

h 14: il corteo è partito. Decine di migliaia le persone giunte da tutta la valle, da Torino e da molte alre parti d’Italia.

h 13: La gente inizia a concentrarsi nell’area antistante tra la stazione Fs di Susa e piazza d’Armi. Migliaia di persone in una stupenda giornata di sole già segnata, purtroppo, dall’atteggiamento provocatorio e aggressivo delle forze dell’ordine che hanno accolto i pullman provenienti da altri territori con blocchi e controlli conclusisi con video-identificazioni di massa e nessun riscontro “positivo” ai fini della perquisizione.

Tra le delegazioni, si segnala la presenza di un pullman dei movimenti per il diritto all’abitare di Roma, giunti in valle per costruire un discorso comune sull’uso delel risorse e per presentare il prossimo passaggio del percorso sorto dal #19o : l’assedio al vertice Letta-Hollande il prossimo 20 novembre a Roma, dove i due presidenti parleranno, tra le altre cose, di rifinanziare il Tav.

Alta anche la partecipazione dei notav Tarzo Valico, impegnati in queste settimane in azioni di difesa del territorio e resistenza all’espropriazione dei terreni per la realizzazione dell’opera.

Parma – Bloccato l’inceneritore: oggi non si brucia nessun rifiuto!

Attivisti dei Centri Sociali dell’Emilia Romagna hanno bloccato ed occupato l’inceneritore di Parrma, gestito da Iren.

Arrivati all’impianto lo hanno occupato, erigendo una barricata ed impedendone l’attività.La giornata continua dopo il blocco totale con un’iniziativa in piazza alle ore 16.00

Un impianto che come tutti gli inceneritori rappresenta una scelta di distruzione ambientale in nome del business dei rifiuti.

In campagna elettorale il Movimento 5 Stelle ne avevano fatto un cavallo di battaglia dicendo che “mai l’impianto sarebbe entrato in funzione .. ” salvo poi piegarsi alla sua aperitura in nome delle compatibilità istituzionali.

Oggi gli attivisti dei Centri Sociali hanno voluto dire chiaro e forte, bloccando l’inceneritore che non ci possono essere ipocrisie o cavalli da usare per il tempo elettorale e poi abbandonare .. gli inceneritori sono il business che viene prima della salute e di una gestione diversa dei rifiuti.

“Un tango-down reale per un impianto che già produce i suoi danni. L’azienda Pizzarotti politica ed economica è questa grande opera, una cattedrale nel deserto, oggi è macchiata dai nostri striscioni e dalle nostre barricate, che sta mettendo un’ipoteca finanziaria del territorio nella crisi. Oggi siamo un fiume in piena, per questo mandiamo un grande abbraccio a tutti gli altri territori che scenderanno in piazza”.

Queste le dichiarazioni da Parma, durante il blocco dell’inceneritore.

Un’iniziativa che apre la giornata del fiume in piena che attraverserà tanti territori per affermare chi resiste cambia il presente e costruisce il futuro.

Un’iniziativa che apre una campagna regionale contro gli inceneritori tema caldo anche nella città di Rimini con il nuovo piano <http://www.globalproject.info/it/in_movimento/rimini-inceneritore-che-sia-la-volta-buonadi-chiuderlo-definitivamente/15735> presentato dalla grande multi-utility HERA SPA per poter implementare la quantità di rifiuti da incenerire.

Nel pomeriggio si torna in piazza a Parma per dire che da oggi parte la campagna concreta per liberare Parma e l’Emilia Romagna dagli inceneritori.

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