Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Lettera aperta alla Direzione artistica della Città del Teatro

Postato il 31 Marzo 2015 | in Lavoro Privato, Scenari Politico-Sociali, Sindacato, Territori | da

Agli artisti, vecchi e nuovi, abitanti della   città del teatro

agli allievi attori, drammaturghi

ai formatori

alla gente di teatro

antigone“ANTIGONE:
Pensaci: lotterai con me? Agirai con me?
ISMENE:
Con quale rischio? Che cos’hai in mente?
ANTIGONE:
Il morto, vorrai onorarlo insieme con queste mie mani?
ISMENE:
Davvero pensi di seppellirlo? È vietato alla città intera.
ANTIGONE:
È mio fratello, e tuo, anche se tu non vuoi. No, non sarò accusata di averlo tradito.
ISMENE:
Tu, sciagurata, contro il decreto di Creonte?
ANTIGONE:
Non ha il diritto di escludermi dai miei.
ISMENE:
[…] Tu devi pensarci, che noi donne non siamo nate per combattere contro gli uomini, e poiché siamo soggette a chi è più forte, dobbiamo rispettare i loro ordini, e anche peggiori di questi. E dunque io, che i morti laggiù mi perdonino, io, poiché sono costretta, obbedirò a chi tiene il potere. Non c’è senso a fare cose più grandi di noi (vv. 41-48)

ISMENE:
[…] Non c’è senso a fare cose più grandi di noi (v. 48).”

Antigone e’ un’ antica vicenda di fratelli e sorelle, di patti mancati, di rituali, di leggi non scritte e di ciechi indovini, è stata narrata nei secoli a partire dal dramma scritto dal poeta greco Sofocle nel V secolo a.C.

Oggi noi, gli artisti e personale di giro, storici della città del teatro ci ritroviamo, a rileggerne  il significato , lo facciamo tra le pareti del nostro teatro, ma questa volta non da attori, non di fronte ad un pubblico. Di fronte a noi stessi e alle nostre coscienze. E di fronte a voi.

Noi siamo alcuni tra le persone  che hanno fatto e fanno parte della storia artistica della città del teatro. Alcuni di noi hanno iniziato il loro cammino già alla fine degli anni novanta, al fianco di un nucleo artistico allora composto da Alessandro Garzella, Donatella Diamanti, Fabrizio Cassanelli, Letizia Pardi. Altri di noi più recentemente hanno contribuito alla creazione di spettacoli qui prodotti, tutti spettacoli di alto valore artistico, che hanno avuto tutti, nel corso degli anni, importanti risultati sul mercato regionale e nazionale.
Da sempre stimolati dalle varie direzioni artistiche ad acquisire autonomia creativa nella proposta scenica e possibilità creativa e progettuale rispetto al territorio, abbiamo creato negli anni progetti ponte tra la Città del teatro, il Teatro Rossini di Pontasserchio e le nostre compagnie.
Siamo cresciuti anche in questo teatro come artisti, registi, autori, formatori facendo esperienza nell’ambito delle produzioni di giro , nell’ambito della creazione scenica, e della formazione teatrale per la scuola, per il mondo del disagio, per  il teatro professionale. Abbiamo condiviso negli anni col nucleo artistico e con la   direzione artistica da quando è tornata,  un’idea di teatro di cittadinanza,  tessendo una viva rete di attività sui territori di San Giuliano Terme e di Cascina. Lavorando con i bambini, con il disagio sociale e psichico, nella convinzione che il teatro sia un’esperienza di scoperta di nuove possibilità di relazione, di incremento della capacità critica, di educazione al dissenso costruttivo e di stimolo a trovare sempre nuove soluzioni possibili.

Gli spettacoli per i bambini nascono da questa voglia di andare oltre preconcetti e soluzioni fatte e finite. Tutte le ultime produzioni parlano di costruttive ribellioni al sistema, ai  contesti autoreferenziali, sordi e incapaci di confronto. E poi? fuori dalla scena tutto cambia? Il dissenso non è ammesso?

Come artisti vogliamo  impegnarci per un teatro che educhi all’utopia, al gioco, alla differenza come risorsa, alla libertà e all’autonomia critica, al pensiero divergente e creativo, alla non violenza nelle relazioni di ogni tipo, alla difesa di valori come la cooperazione, la giustizia, l’equità e la pace.
Abbiamo imparato, nella nostra esperienza di lavoro a La Città del Teatro, a difendere un’idea di teatro che educa, che attiva le coscienze, a volte a rischio di essere eversivo o eretico . E soprattutto abbiamo imparato a difenderlo dalle logiche consumistiche di una cultura utilitaristica, che mercifica l’arte, e che spesso la usa come veicolo propagandistico di politiche e mode del momento.

Tutto questo lo dobbiamo a chi ha creduto nel sogno di una città del teatro e l’ha realizzato anche con l’aiuto e la competenza di professionisti di tutti i settori: tecnici, artistici, amministrativi, gestionali, personale di servizio, nessuno escluso.

Ancora oggi come artisti ci troviamo a difendere questo progetto e chiediamo la possibilità di far fronte alla richiesta del comune di risanamento del debito pregresso , attraverso la progettazione di soluzioni alternative a quelle finora proposte unilateralmente dal Consiglio di Amministrazione di questo teatro.

Purtroppo oggi  come artisti e formatori, lavoriamo in un teatro che non ci vuole, con una direzione artistica apertamente schierata col Consiglio di Amministrazione, che chiedendo sostegno a sé e al suo progetto artistico chiede sostegno al potere arroccato nel palazzo, al potere che ha negato il confronto con coloro che hanno contribuito davvero alla costruzione del progetto artistico, alla costruzione dell’identità della città del teatro.
Mai come negli ultimi mesi ci siamo sentiti esposti, per niente protetti, isolati e spesso strumentalizzati dalla direzione artistica per il semplice fatto di non essere d’accordo con la politica dirigenziale.
Ci e’ stato detto che dovevamo stare attenti, che stavamo pericolosamente danneggiando il clima, che era già tanto se le banche e il comune ci avevano concesso di esistere , che ad alzare pubblici polveroni avremmo solo ottenuto la chiusura del teatro, che il licenziamenti con ipotesi vaghe di future riassunzioni erano il male minore ma necessario.

Dai presidenti, dai burocrati, dai funzionari comunali, dai maggiordomi di palazzo ce lo potevamo anche aspettare ma che la direzione artistica prendesse in questa diatriba le parti di Ismene, cioè di chi si arrende, prestando il fianco alla legge del più forte, o forse di Creonte, questo sinceramente all’Antigone che vive in noi, proprio non va giù.

Come e’ potuto accadere che la direzione artistica del nostro teatro abbia deciso di schierarsi senza dubbi, senza remore, in favore del licenziamento del suo direttore tecnico e di due donne delle pulizie ?  In favore di una legge iniqua imposta senza possibilità di trattativa?

Come è potuto accadere che il nucleo artistico non si sia schierato con tutti i lavoratori perchè la politica si assumesse le sue responsabilità,  perchè le risorse pubbliche fossero sufficienti a garantire un’attività degna di questo nome alla Città del Teatro?

Come e’ potuto accadere che la direzione artistica del nostro teatro abbia scelto di sostenere ‘il suo presidente tenace e schivo’ (così da lei definito), anche di fronte all’opposizione manifestata di noi lavoratori, collaboratori, compagni di viaggio, continuando ad evitarci anche di fronte alle nostre proposte di incontrarsi ad un tavolo di confronto costruttivo?

Come e’ possibile che la direzione artistica abbia permesso che i lavoratori precari che decidevano di fare sciopero venissero chiamati al telefono e intimiditi con frasi come ‘ricordatevi che l’azienda in futuro potrà’ rivalersi contro di voi’ pur non essendovi alcun fondamento legale in tali affermazioni? O che abbia allontanato chi ha espresso in assemblea opinioni critiche su questa scellerata gestione della crisi?

Come e’ possibile che la direzione artistica abbia preso posizione contro lo sciopero dei lavoratori del teatro, gli stessi lavoratori con i quali ogni giorno, fianco a fianco costruisce il suo progetto artistico? Come è possibile che la direzione artistica non chieda con noi un confronto aperto  con il C.d.A.; con il Sindaco, con il Presidente della Provincia per evitare questo suicidio e trovare con noi possibilità di rilancio e di ricollocamento nell’orizzonte culturale nazionale?

Che abbia ritenuto opportuno pubblicare la foto dei suoi sostenitori con un cartello di dubbio gusto con su scritto Je suis La città del Teatro,    scattata mentre fuori  i lavoratori, in sciopero, chiedevano un confronto?

Come e’ possibile che la direzione artistica del teatro abbia ritenuto necessario andare a chiedere consensi fra allievi dell’ultimo anno, compagnie da poco entrate nei progetti di residenza,  attori amici , vicini di casa,  parenti per chiedere sostegno alla sua persona, al progetto artistico dimenticando di informare che stare con lei significava schierarsi con chi ha previsto licenziamenti del personale non motivati da carenze professionali, con chi non vuole neanche discutere un falso piano di risanamento, con chi ha negato ogni confronto ?

Come e’ possibile che il presidente del consiglio di amministrazione  del teatro, a seguito di un commento pubblico ritenuto offensivo, si sia sentito in diritto di “licenziare”  una collaboratrice storica senza aver prima condiviso la decisione con la direzione artistica?

Come e’ possibile che la direzione artistica permetta e incoraggi che il direttore amministrativo tenga atteggiamenti intimidatori e manipolatori con i dipendenti? Che nel suo ufficio ci sia un continuo via vai di avvocati e consulenti legali ( pagati da chi? ma non dovevamo risparmiare?) per trovare cavilli e possibilità di rivalse legali per zittire chi vuole portare Creonte al confronto?

Ci rivolgiamo a tutti gli artisti che in questo periodo stanno abitando La Città del Teatro. Noi siamo perché La Città del Teatro sia luogo di incontro, e di apertura e siamo felici che nuove compagnie e nuovi artisti vengano a vivere e a far vivere questo teatro. Il sostegno a questa apertura c’è anche da parte nostra. Sostenere questa linea di progetto non inficia la nostra denuncia, anzi la sostiene.

La nostra denuncia è contro una gestione scellerata, eticamente scorretta e foriera di poco futuro. Noi che da anni lavoriamo nella Città del teatro con passione, impegno e professionalità vogliamo che questo luogo continui a vivere e venga ben amministrato e sostenuto dalla politica. Non siamo certo noi a portarla alla chiusura.

Il vostro sostegno al progetto artistico è contro ai lavoratori che chiedono un confronto? Speriamo e crediamo di no, ma vi invitiamo a rendere pubbliche le vostre posizioni.
Cosa c’entra l’arte in tutto questo?

Oggi Antigone chiede di non dover morire per avere Giustizia.
Antigone può non morire. E Creonte può cadere. Come cadono i tiranni.
La politica può farsi arte del possibile e l’arte farsi vita.

La città del teatro può  essere una casa per gli artisti, per i creativi, per gli utopisti e costruttori di nuovi mondi.  Possiamo trovare il coraggio di ridisegnare un’altra storia,una storia di disobbedienza alle logiche del potere e della prepotenza.

Immaginare nuovi mondi per poi irrompere nel mondo reale.
Immaginare un teatro e poi immaginare una città. Senza tiranni.

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