Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

La figura dell’infermiere nel SSN

Postato il 22 Luglio 2025 | in Sanità | da

Nel cuore di un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sempre più sottofinanziato e orientato al privato, la figura dell’infermiere sta affrontando una trasformazione radicale e preoccupante. La carenza cronica di organico viene affrontata con soluzioni inadeguate e dettate dal risparmio, come l’istituzione dell’assistente infermiere, senza però garantire un adeguato turn-over.

Oggi, l’infermiere è intrappolato in un labirinto di cartelle cliniche elettroniche (CCE), burocrazia infinita e una responsabilità illimitata che pesa come un macigno. Questa situazione lo ha allontanato dal contatto diretto con il paziente, non per sua scelta, ma per l’imposizione di un sistema fallace che lo sovraccarica di attività, mettendolo costantemente a rischio di errori e incidenti.

La parola d’ordine è documentare: non solo i parametri vitali del paziente, ma anche segni, sintomi, aneddoti, osservazioni. Si devono programmare esami e attività future, trascrivere mancanze o omissioni di altri professionisti, apporre “pollici in su” o “in giù”, pianificare e ricontrollare le attività dell’OSS. Si scrive, si riscrive e si continua a scrivere, confermando persino ciò che si è appena scritto per il presente e per il futuro.

Il “giro letti”, un tempo svolto in compresenza con l’OSS, è ora quasi interamente a carico del personale di supporto, nonostante la responsabilità ultima rimanga in capo all’infermiere, troppo impegnato a compensare le carenze di organico e a digitare incessantemente.

Il dato oggettivo è allarmante: il sistema ha abbandonato totalmente il paziente. Ha abbandonato gli infermieri, lasciati a svolgere troppe attività e con un carico di responsabilità abnorme. E ha abbandonato anche gli OSS, che non sono più semplici figure di supporto, ma veri e propri “tappabuchi” della sanità. Effettuano il “giro letti” in totale solitudine, corrono per le corsie tra campanelli che suonano incessantemente, cercando di svolgere il proprio lavoro e di trovare l’infermiere continuamente impossibilitato a rispondere per i troppi impegni. Si occupano della distribuzione del vitto, del trasporto di letti e documenti negli uffici, della gestione dei prelievi, del magazzino e persino delle pulizie.

Si continua a parlare di equipe multidisciplinare, ma la realtà è una gestione settoriale del paziente, fatta in totale autonomia dagli OSS. L’infermiere, nel frattempo, è sommerso dalla burocrazia e dalla responsabilità che dovrebbe essere condivisa con tutte le altre figure professionali. I pazienti sono costretti a prendere ciò che possono, rischiando sulla propria pelle attese che in alcuni casi possono essere fatali, ritardando terapie cruciali o antidolorifici, aspettando all’infinito una figura fondamentale ma sempre più rara.

In questo contesto, la competenza va a farsi benedire: gli OSS si trovano a lavorare come gli infermieri di una volta, mentre l’infermiere “grida al demansionamento” se torna a fare l’infermiere anche solo per un minuto. Non c’è tempo e modo di interloquire, talvolta di pensare, di guardarsi in faccia, di parlare con il paziente.

Non c’è da meravigliarsi se i futuri infermieri scelgono altre strade lavorative. Sottopagati e snaturati dal dovere e dal piacere del contatto diretto col paziente, oggi sono burocrati della sanità che assistono al collasso del SSN. “Meglio fare altro,” si sente dire, ed è una scelta comprensibile. Così gli ospedali si svuotano della figura centrale della Sanità.

In un futuro molto prossimo, l’OSS diventerà “Assistente Infermiere”, e la parola “equipe” sparirà dall’ipocrita vocabolario sanitario una volta per tutte.

Cobas Bologna

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