Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

La Cgil si sveglia sugli appalti ma ad oggi solo parole e zero fatti

Postato il 20 Ottobre 2014 | in Lavoro Pubblico, Scenari Politico-Sociali, Sindacato, Territori | da

CGILDa anni in pochi abbiamo detto e scritto che in materia di appalti si stava realizzando un attacco al lavoro e alle condizioni dei lavoratori all’interno di una grande spartizione di potere e di denaro pubblico.
Ora se ne accorge anche la stessa Cgil che ha redatto un documento sugli stessi argomenti

A scanso di equivoci diciamo che le privatizzazioni in Italia sono alla base di una nuova e feroce corruzione che si è accompagnata alla corruzione di vecchio stampo, quella per intenderci che abbiamo visto all’opera attorno alle grandi opere.

Ci si accorge con anni di ritardo che il proliferare delle stazioni appaltanti ha creato non pochi problemi, cosi’ come la crescita delle centrali di spesa, per non parlare poi della riduzione delle spese secondo i dettami del massimo ribasso o dell’offerta economica (assai piu’ insidiosa e difficile da scardinare se accompagnata da valutazioni e punteggi costruiti ad arte per ridurre solo i costi del lavoro)

Ci indigna che oggi la Cgil parli di una legge di iniziativa popolare per offrire garanzie ai lavoratori impiegati nelle filiere degli appalti soprattutto alla luce di quanto sta accadendo da anni nei cambi di appalto , ci indigna perchè una legge di iniziativa popolare sarebbe eventualmente discussa in un parlamento che vota quasi alla unanimità il job act e non recepirebbe alcuna istanza per migliorare le condizioni dei lavoratori, per il controllo e la direzione a fini esclusivamente sociali degli appalti

La presenza, negli appalti, di generiche clausole sociali non è garanzia sufficiente a salvaguardia dei posti di lavoro e delle stesse condizioni retributive perchè cambiare un appalto consente di ridurre le ore e gli organici

Pericolosa poi la scelta di rinviare eventuali correttivi alla contrattazione decentrata visto che ormai vige il sistema delle deroghe in nome delle quali i tetti imposti alle esternalizzazioni sarebbero facilmente aggirabili.
necessario precisare che il sistema delle deroghe, caso mai, non imperversa nella contrattazione nazionale (CCNL), come dici tu, ma nella contrattazione di secondo livello, per effeto dell’accordo interconfederale del 28.6.2011 e del decreto legge dell’agosto 2011, che all’art. 8 estende la possibilità di deroga sia nei confronti dei CCNL sia della legge.
Art. 8, che era stato oggetto della raccolta di firme per il referendum abrogativo, lo stesso relativo all’art. 18 Stat. Lavoratori.

Il sistema, en passant, è stato pure ribadito (anche se lì si trattava della contrattazione nazionale) negli accordi interconfederali del 31.5.2013 e del 10/1/2014.

In Italia non esiste una normativa che permetta di vincolare un certo datore di lavoro ad applicare un contratto invece di un altro, anzi è proprio la libertà di applicare il contratto piu’ sfavorevole (per i lavoratori ma vantaggioso per i padroni) ad avere consentito ai padroni e alle cooperative di vincere appalti al ribasso facendo pagare la riduzione dei costi ai salari della forza lavoro

E tutto cio’ è avvenuto con il silenzio se non addirittura l’assenso delle organizzazioni sindacali rappresentative con i vari Governi via via succedutisi che hanno addomesticato le normative in materia di sicurezza e salvato il committente da numerose responsabilità

Per la Confederazione Cobas Pisa

Federico Giusti

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