February 8, 2026
Nel corso di una assemblea organizzata per le manifestazioni contro l’intervento Usa in Venezuela sono emerse varie posizioni partendo dal presupposto che scendere in piazza restava la scelta più corretta. C’erano i fautori della rivoluzione bolivariana pur con qualche critica all’operato di Maduro e riprendendo le posizioni del locale Partito Comunista, i critici attenti alle posizioni espresse dai sindacati latino-americani, alcuni dei quali da sempre in aperta contrapposizione ai governi di centro sinistra e storicamente spaccati sull’estrattivismo. E infine i fautori di una lettura della realtà ancora da costruire ma, divisi a loro volta, tra sostenitori del multipolarismo e orfani della teoria degli imperialismi tra loro contrapporti, separati dal giudizio sulla Cina e su quel modello di società che non ha lesinato lo sfruttamento della forza lavoro e la nascita di una nuova forma di capitalismo.
Dopo ore e ore di discussioni provare una sintesi sarebbe stato non solo impossibile ma anche sbagliato perché le posizioni erano tra loro assai distanti se non proprio inconciliabili, eppure si parla di una organizzazione che al suo interno qualche idea comune su come leggere il mondo avrebbe dovuto averla. Questa variegata e litigiosa compagnia, non importa svelarne la identità, è lo specchio della grande confusione interna al mondo sindacale e politico oggi identificabile con la sinistra radicale.
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