Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

I Tagli agli enti locali e i Sindaci piangenti

Postato il 10 Aprile 2015 | in Lavoro Pubblico, Sindacato | da

TagliE’ ormai consuetudine che i Sindaci si accorgano dei tagli imposti dalla legge di stabilità con mesi di ritardo!
Anzi questa disattenzione è sovente un comodo alibi, visto che la loro legittima opposizione alle politiche del governo si trasforma ben presto in una farsa, con accettazione e sistematica applicazione delle normative che scaricano sulle popolazioni gli effetti delle manovre economiche.
Infatti, tanto per cambiare, anche quest’ anno assistiamo all’ennesimo piagnisteo seguito dall’accordo nella conferenza stato -città ed autonomie locali, dimenticando che in quella sede l’ Anci, associazione che rappresenta i Comuni, ha sostanzialmente condiviso le scelte del governo.
I Comuni hanno subito una fortissima riduzione della loro capacità di spesa, attraverso una riduzione dei trasferimenti del fondo di solidarietà e i tagli lineari imposti dal Governo che tra il 2014 e il 2015 superano i 1800 milioni di euro.
E’ evidente che queste riduzioni siano il risultato di politiche complessive atte a trasferire ai comuni oneri impositivi e tagli alla spesa di personale e di servizi,. Tuttavia, nonostante gli annunci mediatici, queste politiche non producono benefici vista l’ assoluta impossibilità per i comuni di far fronte ai servizi con le risorse a loro disposizione.
Ormai ciascun Ente deve far riferimento solo alle entrate effettive proprie, in ragione delle quali calcolare la reale possibilità di spesa.
La politica fatta di spot e annunci del Governo, e le conseguenti politiche d’immagine da esso messe in atto, vogliono nascondere che buona parte degli 80 euro erogati a un numero limitato di lavoratori, sono finanziati con tagli e minori trasferimenti ai comuni e alle Regioni (con minori servizi sanitari), e di conseguenza determinano indirettamente l’ aumento delle imposte e tasse locali sottraendo a livello locale ben di più di quel poco dato a livello nazionale.
Solo teoricamente il Governo rende libera e autonoma la spesa degli enti locali!

Se infatti vengono ridotti alcuni vincoli derivanti dai patti di stabilità già imposti dalla troika europea, allo stesso tempo non si fanno arrivare risorse ai comuni e alle regioni, di fatto si impongono solo due alternative:

– riduzione dei servizi pubblici sociali, sanitari ed educativi, con scomparsa di ogni forma di gratuità e universalità nella loro erogazione anche attraverso ticket e forme di compartecipazione;
– aumento della pressione fiscale locale diretta attraverso l’ IMU, la TASI e le addizionali Irpef.

Di fatto entrambi i metodi sono forme dirette e indirette di erosione dei salari, che si aggiungono, per i comparti pubblici, agli ulteriori blocchi ai rinnovi contrattuali che durano ormai dai 6 anni per la parte economica .
Non bisogna infatti cadere nella trappola, che qualcuno vuol far passare, circa un allentamento di certe rigidità in ordine ad alcune questioni di ordine sindacale e contrattuale.
Ad esempio, l’ eliminazione del tetto anno 2010 per il fondo salario accessorio slegato dagli andamenti occupazionali, di fatto non garantisce un adeguato aumento delle risorse per recuperare quanto è stato tagliato in cinque anni.

Le nuove risorse sono prevalentemente reperibili attraverso piani di razionalizzazione della spesa, che gli enti locali nel quadro di ristrettezze finanziarie in cui si sono cacciati, non hanno alcun interesse ad attivare e men che mai inserire, come dovrebbero, negli obiettivi conferiti ai dirigenti ormai cinghia di trasmissione di assessori e amministratori

E le stesse progressioni economiche pur “liberate” dai vincoli di legge, non sono finanziabili con tali meccanismi, per cui per la loro certezza di attribuzione sono necessarie nuove risorse aggiuntive nella parte stabile dei fondi, risorse che possono derivare solo dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali.
Contrariamente a quanto dichiarato saranno soprattutto gli enti locali di media e piccola dimensione quelli piu’ colpiti, anche se è stato promessa loro la possibilità di aggirare i patti di stabilità in presenza di fusione tra enti.
Anche questi benefici annunciati si stanno rivelando un ‘ennesima beffa, perchè l’ allentamento dei vincoli di bilancio o qualche trasferimento promesso per qualche anno dai livelli governativi o regionali non hanno prodotto riduzione della pressione fiscale locale o aumento di occupazione e dei servizi pubblici a beneficio di cittadine e cittadini. Anzi spesso in queste realtà si è verificando il contrario; un incremento sistematico di precarietà con perdita di posti di lavoro o il ricorso ad appalti e gestioni esterne al fine di ridurre il costo del lavoro ovvero salari e diritti.

Il governo centrale, su imposizione europea, ha trasformato i comuni nei propri “esattori”, obbligandoli a costruire un sistema di riscossione per recuperare tagli e minori trasferimenti statali, che come conseguenza ha portato alla negazione di ogni forma di autonomia finanziaria e a rinunciare al proprio ruolo istituzionale di soggetto erogatore di servizi pubblici nell’ interesse e a tutela dei diritti delle comunità locali.

E il personale? Non formato,mortificato, abbandondato dagli amministratori, con incredibili vuoti di organico, senza aumenti contrattuali e alla occorrenza dato in pasto alla Corte dei Conti per qualche accordo decentrato “non in linea con i dettami” di legge.

Cobas Pubblico Impiego

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