Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

I nuovi amministratori locali sono sempre gli stessi. E le bugie hanno le gambe corte…

Postato il 11 Giugno 2014 | in Lavoro Pubblico, Scenari Politico-Sociali, Sindacato, Territori | da

Sono passati pochi giorni, dai rinnovi amministrativi e molti dei Sindaci rieletti perseverano nei loro antichi vizi.

Ormai la politica degli annunci spot ad effetto contagia molti amministratori locali, che paiono aver dimenticato antichi insegnamenti per seguire le orme del loro nuovo mentore, quel Renzi degna continuazione del berlusconismo.

Infatti molti amministratori riconfermati, che in campagna elettorale avevano annunciato rotture evidenti con il passato criticando il modello di gestione dei servizi pubblici locali imposto dall’ Europa che aveva privilegiato esternalizzazioni, privatizzazioni e aziendalizzazioni diffuse, hanno improvvisamente abiurato ai loro impegni e ripreso il loro tran tran di servile appiattimento alle logiche neoliberiste dei patti di stabilità e del fiscal compact.

Ci saremmo aspettati dignità e coerenza politica, facendo tesoro delle critiche profonde emerse in campagna elettorale verso tutte quelle forme di neocentralismo che negli anni hanno azzerato l’ autonomia finanziaria dei comuni costringendoli a diventare gli “esattori” di politiche di “ revisione della spesa” volte solo alla diminuzione dei servizi erogati e gestiti, e con esse al taglio dei salari, dell’occupazione, dei diritti.

E invece a pochi giorni dal voto molti Sindaci hanno già dimenticato il dibattito serrato apertosi sul territorio provinciale, anche per effetto della legge sul riordino delle province, di profonda critica al sistema di gestione dei servizi pubblici degli enti locali in quanto le varie forme aggregative, in conseguenza sia delle unioni dei comuni che delle fusioni, non si sono mostrate in grado di assicurare un controllo e un sistema di gestione pubblica dei servizi tale da rispondere ai bisogni dei cittadini.

Le fusioni non hanno portato benefici in termini occupazionali, non hanno impedito la precarizzazione del lavoro, hanno prodotto l’aumento dei costi delle consulenze e delle strutture dirigenziali, ma anche la frammentazione organizzativa che impedisce ai cittadini di avere precisi riferimenti istituzionali capaci di dare risposte.

Infatti non è un caso che a poco tempo dal voto non si parli più in maniera diretta di un processo di rimessa in discussione e superamento dell’ Unione Valdera nella sua concezione originaria di centro di potere politico gestionale, per riaffrontare in maniera condivisa e trasparente l’ intero sistema di organizzazione dei servizi in forma convenzionale fra Enti, tale da ricondurne il controllo nelle mani dei rappresentanti eletti democraticamente e non di quelli designati e dei Sindaci.

Analogo discorso va fatto a proposito dei nuovi comuni già oggetto di fusioni, in cui è emerso con drammaticità il caos organizzativo e gestionale conseguente a dei processi frettolosi e non chiari, che hanno determinato palese disorientamento e incertezze sia nel personale dipendente che nei cittadini, privi entrambi di punti di riferimento, e alle prese con mesi di “ordinaria gestione commissariale” che comunque è costata complessivamente per ogni comune diverse decine di miglia di Euro al contribuente.

Certi Sindaci riconfermati preferiscono scaricare le loro colpe sul personale, facendo finta di fare la voce grossa contro un apparato di vertice- fatto da dirigenti e responsabili dei servizi,- che essi stessi avevano nominato spesso in forma fiduciaria e in dispregio alle più elementari regole di trasparenza e competenza.

Se vogliono essere credibili, i sindaci accettino la nostra sfida a tutto campo sul modello di gestione dei servizi a partire dall’Unione Valdera e dalle altre similari forme di accorpamento. Abbiano il coraggio di operare scelte di ripublicizzazione\gestione diretta dei servizi, che riconducano a ogni singolo comune le funzioni di controllo per operare sia in termini di qualità del servizio che di distribuzione del salario a favore dei livelli operativi che concorrono ad erogarlo, con conseguenti tagli di costi delle figure di vertice.

E’ una sfida che lanciamo a tutti i soggetti politici, di maggioranza e opposizioe, che dimostrano attenzione sensibilità a questi temi, per rompere anche quel silenzio assordante e complice del Sindacato confederale. Questa è la sfida che porteremo avanti con convinzione anche alla luce di certi fatti e comportamenti che si stanno delineando in questo a paese.

Basti pensare alla dilagante corruzione che emerge sempre più spesso all’ interno delle forme di appalto e gestione, sia dei servizi che delle grandi opere pubbliche, conseguenza di un concetto di legalità che si vuol far valere sempre per gli ultimi, ma quasi mai per i vertici degli Enti sempre molto attenti e interessati a privatizzare e appaltare all’ esterno.

COBAS PUBBLICO IMPIEGO

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