Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Eternit: l’animo del fascismo

Postato il 24 Novembre 2014 | in Italia, Scenari Politico-Sociali, Sicurezza sul lavoro | da

Riceviamo e pubblichiamo

Dalla rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio
sede di Taranto

eternit-casaleL’Avv. Bonetto, legale delle parti civili nel processo Ilva di operai Ilva, lav. cimiteriali, abitanti dei Tamburi organizzati dallo Slai cobas e dello stesso slai cobas -sindacato di classe e, ieri durante l’udienza ci ha dato un secco e chiarificante giudizio sulla recente scandalosa sentenza sull’Eternit:

“A Roma, dentro quell’aula c’era l’anima del fascismo. Uno dei difensori dei padroni era dell’Utri – ed è tutto dire…
La sentenza è stata decisa in appena due ore, come se fosse già stato tutto deciso prima.
L’aria che si respirava era all’insegna di “Rimettere ordine in questo paese”.
E’ stato affermato che poichè il tempo trascorso pone un conflitto tra diritto e giustizia, IO devo scegliere il “diritto”! Vale a dire: di fronte a 300 morti, IO scelgo le “regole” e decido io che queste valgono mentre i lavoratori, i loro familiari sono solo dei numeri!
Nel processo Ilva a Taranto, dobbiamo fin da subito impedire che avvenga quello che è successo per l’Eternit”.

comunicato della rete

20 novembre – la sentenza eternit richiede un cambiamento radicale alla battaglia su questo fronte e uno dei terreni su cui esercitarla è ‘la madre di tutti i processi ‘ il processo di Taranto a Padron Riva e complici

La sentenza Eternit mostra senza ombra di dubbio che lo Stato borghese prima o poi assolve i suoi padroni assassini. Le corti d’appello, la Cassazione sono le fogna a cielo aperto in cui si consuma il più grave dei crimini, quello di rendere legale, legittimi e impuniti le morti sul lavoro, da lavoro, da disastro ambientale per il profitto dei padroni.

La sentenza Eternit dice che il reato di disastro ambientale “non è perseguibile”; così come alla fine con la stessa logica non sono
perseguibili le stragi, gli assassini sul lavoro ecc..

I governi dei padroni , oggi Renzi, con pacchetti di legge rimuovono via via anche l’obbligo dell’osservanza delle norme di sicurezza.

La Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territorio, ha sempre cercato di essere avanguardia e sostegno di tutti coloro che hanno richiesto giustizia, risarcimenti,nei processi ma ha sempre detto, fin dal primo giorno in cui è nata, che lo Stato del capitale, i suoi Tribunali e i suoi giudici – anche quelli più impegnati e volenterosi – non erano in grado di dare giustizia e che quindi i Tribunali non potevano essere teatro di semplice contesa legale, ma occasione di denuncia e scontro, uno dei terreni, non il principale della lotta di classe; perchè solo una rivoluzione politica e di massa poteva e può mettere fine ad un
sistema che mette il profitto al primo posto ai danni della vita degli operai, delle popolazioni nei territori.

Questa battaglia alla luce di questo processo va ripresa esplicitamente dalla fine e per questo fine

Lavorare perchè anche i tribunali siano terreno di scontro tra masse e stato, lavorare perchè ogni processo diventi un processo popolare, lavorare perchè ogni occasione come questa dell’Eternit serva il lavoro per la rivoluzione.

Il processo Eternit quindi è e deve essere uno spartiacque. Alle forze che hanno guardato alla Rete facciamo appello ad entrare in questa nuova logica, affinchè si costruisca insieme questa nuova fase della battaglia.

Per condurre adeguatamente questa battaglia occorre anche scegliere il terreno su cui questo costituisca un fatto reale e un nuovo segnale. E’ evidente a tutti che il processo a Padron Riva e complici a Taranto è una sorta di “madre” di tutti i processi di questo genere e che la sentenza Eternit è un’indicazione che lo Stato dei padroni, attraverso la Cassazione, dà a tutti i processi di questo genere e al processo Ilva in particolare.

Come quindi affrontiamo questo processo , che non è certo una questione che si limita a Taranto, nè tantomeno una questione dei ‘compagni di Taranto’ ?

Serve la mobilitazione nazionale intorno a questo processo. Ma questa mobilitazione non può essere come quella che già c’è stata, pur ampia, per l’Eternit, né nei metodi né nei contenuti.

Serve una riunione nazionale a taranto nel futuro possibile e tocca a noi che la Rete l’abbiamo proposta, animata in questi anni
convocarla anche eventualmente per dichiarare conclusa questa esperienza nelle forme attuali e pianeficare insieme come proseguirla

Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio
20 novembre 2014

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