Un torto subito da un lavoratore è un torto fatto a tutti (IWW)

Alcune riflessioni sulla lettera di Alvaro Garcia Linera America Latina: A che punto siamo

Postato il 30 Settembre 2015 | in Mondo, Scenari Politico-Sociali | da

Di Oscar Ugarteche* – ALAI

garcia_lineraALAI AMLATINA 25/05/2015. Il Vicepresidente della Bolivia ha aperto una importante riflessione su quello che sta succedendo e sopra la politica contingente. L’annunciatissimo rallentamento economico del 2014/2015, è arrivato con prevedibili segni di malessere sociale in tutta l’America latina. La cattiva notizia è che, come sapevamo, i prezzi delle materie prime sono passati attraverso un ciclo che questa volta è stato fortemente falsato dal settore finanziario il quale ha fatto in modo che prima salissero a livelli record per poi cadere come sassi. Le perdite derivate ammontano a 300,000 milioni di dollari negli ultimi due anni, a causa degli interventi criminali di nove banche  tra il 2008 e il 2012. Tutta la teoria della crescita delle esportazioni è finita nel secchio dell’immondizia insieme con l’apparato politico per cui il TLC (Trattato di Libero Commercio ndt) sarebbe stato la soluzione al ristagno  degli anni 80 e 90. Allo stesso modo è finito nella spazzatura il discorso che sosteneva che i tassi di cambio sarebbero stati blindati grazie all’altissimo livello di riserve monetarie internazionali. Noi che siamo sull’altra sponda di questo “fiume”, sappiamo che si sbagliavano, ma la popolazione gli ha creduto ed il potere ed i suoi media si sono incaricati di farlo diventare verità rivelata. E adesso che facciamo.
Un libro pubblicato dal CEPR (Center for Economic and Policy Research ndt) dice che ” Il periodo tra la metà degli anni ’80 e la metà dei 2000 è stato caratterizzato da due importanti fenomeni, uno geopolitico e l’altro economico; la caduta del muro di Berlino e la reintegrazione dell’Europa centrale ed orientale in quella occidentale; l’ingresso della Cina nell’economia mondiale dopo l’adozione di una strategia di crescita orientata all’esportazione che è culminata con l’ingresso della Cina nell’OMC; una grande espansione dell’uso di catene produttive globali da parte di grandi industriali e dettaglianti che implica l’esternalizzazione di parte del processo  produttivo ad imprese ubicate in altri paesi. In questa fase c’è stato più commercio che aumento della produzione e si è constatata l’evidenza della crescita delle esportazioni”.

Dopo il 2008 “Attualmente il commercio non è un propulsore della crescita delle economie industrializzate o emergenti” (Bernard Hoekman. “Trade and growth-end of an era?” in The Global Trade Slowdown: A New Normal? Centre for Economic Policy Research (CEPR), A VoxEU.org eBook, 2015,p.5) questo è un problema per tutti, sia per quelli che credono nell’integrazione panamericana o regionale sia per quelli che non ci credono e anche per quelli che argomentavano che la crescita delle esportazioni sarebbe stata la soluzione al ristagno degli anni ’80. Il malessere che sta generando non è temporaneo perché il fenomeno non è temporaneo. Il crollo dei prezzi delle ‘commodities’ ha messo in evidenza manipolazioni finanziarie in questi mercati che hanno dato come risultato immense distorsioni. Il mercato dell’oro è uno di quelli particolarmente colpiti dalle manipolazioni dei prezzi. I tassi di interesse sono ancora negativi negli Stati Uniti, ma l’aspettativa che salgano ha spinto i prezzi al loro livello naturale, come dicevano i classici. Tutti quelli che sostenevano che i termini di scambio positivi (export-import ndt) si erano stabilizzati, dovranno mangiarsi la lingua. I termini di scambio sono nuovamente negativi ed il tasso di interesse ancora non sale.

I paesi più hayekiani (seguaci del pensiero liberista di Hayek ndt) della regione, come Perù, Colombia, Messico, Cile, il cui tratto comune è una visione panamericana dell’integrazione e della crescita trainata dalle esportazioni mostrano il loro malessere. Studenti protestano, ci sono proteste contro la corruzione del governo di Bachelet, ci sono contadini che reclamano il diritto all’acqua pulita e lo stop allo sfruttamento minerario in alcune valli  del Perù. Colombia, Messico. Nel campo politico avverso, più post neoliberista, ci sono proteste in Ecuador contro la violenza dello Stato, l’alto costo della vita e la rielezione indefinita del presidente, che è una delle sedici modifiche costituzionali proposte recentemente. In Uruguay l’associazione dei Docenti di Scuole Secondarie (ADES) ha deciso di scioperare il lunedì 17 di Agosto nel paese del Fronte Ampio, dove Pepe Mujica ha governato fino a poco tempo fa. Anche nel settore pubblico vi sono proteste per l’aggiustamento di bilancio per il 2016. In Bolivia vi sono proteste molto violente, con dinamite, anch’esse  associate al tema economico. Il Venezuela dal canto suo è teatro di proteste da molti anni per effetto dell’inflazione e della scarsità di generi di prima necessità che questa genera.

In Brasile le proteste riguardano la terribile corruzione del governo di Dilma, ma come dice la stessa gente che protesta, non c’è un candidato alternativo, dato che quello che le succederebbe ha una accusa di corruzione che Dilma non ha. Dietro c’è quella classe media che non ama il PT  (Partido dos Trabalhadores) fin dall’inizio. In realtà le proteste hanno luogo a causa dal malessere causato dalla svalutazione della moneta che è passata da 1.60 a 3.20 reales per dollaro e per gli effetti sull’inflazione e il ristagno produttivo così come per le sue conseguenze sull’impiego ed i salari. Il Brasile è l’economia più colpita dai cambiamenti globali. Nell’anno 2014 il PIL è cresciuto dello 0.1%, vale a dire che non c’è stata crescita, e nel 2015 cresce a -1.5% con una inflazione dell8.5%. In Paraguay gli insegnanti sono entrati in sciopero chiedendo un salario minimo di 350 dollari e assegni familiari  di 20 dollari per figlio , tra le altre cose. In Messico le proteste riguardano i morti ed i desaparecidos. L’ultima ad inizio di Agosto  è la morte di un giornalista trasferitosi nello stato del Distretto Federale perchè minacciato dal governatore del Veracruz ed ucciso insieme a quattro donne, inclusa la governante, nell’appartamento dove vivevano. Una delle quattro donne morte era un’attivista sociale anch’essa minacciata in Veracruz. La previsione di austerità ancora non si avverte in Messico ma si prevede che sarà pesante.

Apparentemente ci sono due tipi di proteste in corso: una relativa al tema economico ed un’altra al tema politico della rielezione illimitata. Come nel Perù di Fujimori nel 1998, la rielezione illimitata è un tema spinoso per l’opinione pubblica, che massicciamente scende in strada a protestare.

Il tema in Bolivia è diverso: pressione per il miglioramento; il PIB (Prodotto interno ‘bruto’ ndt) è cresciuto del 6.8% nel 2013, 5.4% nel 2014 e si attende un 4.5% per 2015, il tasso più alto dell’America Latina. In questo contesto gli abitanti potosini (regione di San Luis de Potosì ndt) reclamano la realizzazione di 26 opere promesse dal governo centrale, tra le altre un aeroporto internazionale, una centrale idroelettrica, ospedali e fabbriche di cemento, calce e vetro in un contesto di prosperità ammirevole in un paese per secoli colpito dall’abbandono dei suoi leader. La reazione alle tensioni sociali del governo boliviano è anch’essa diversa. Mentre in Ecuador si è risolto con la violenza, in Bolivia con attacchi contro le vecchie ONG che da moltissimi anni si occupano di fare analisi sul paese.

In modo poco comprensibile i temi ambientali, che nel resto del mondo sono di sinistra, in Bolivia sono indicati essere di destra. Verde è il nuovo rosso, dicono in Francia, ma in Bolivia verde è il nuovo bianco. Questo sembra essere il nucleo del problema. Un assalto verbale violento da parte del Vicepresidente Garcia Linera conto CEDIB, l’antico e prestigioso centro di documentazione di fama internazionale con 30 anni di attività, il CEDLA, che ha appena compiuto 40 anni di vita ed è il centro di ricerca indipendente boliviano maggiormente conosciuto internazionalmente; la Fondazione ‘Milenio’, con 25 anni di lavoro patrocinata dalla fondazione Conrad Adenauer, associata al partito liberale tedesco e la Fondazione Tierra che ha il patrocinio dell’Associación Latinoamericana de Organismo de Promocion ALOP, storicamente legata alla cooperazione olandese, ora sembrano essere l’obbiettivo del governo popolare.

La Bolivia gode del tasso di crescita economica più alto dell’America Latina, ha la migliore politica di distribuzione delle entrate ed uno dei tassi di investimento più alti della regione. Tranquillo per la recente rielezione di Evo, il sussulto governativo appare non necessario ed inesplicabile. Un precedente fu l’espulsione  nel 2013 di IBIS, ONG danese con 30 anni di attività, senza altre spiegazioni se non quella che lavorava per destabilizzare il governo, analoga alle attuali. L’interrogativo è: qualcuno minimamente informato crede che possa esistere da qualche parte un regime politico senza opposizione interna? Governare non ha a che fare con il dialogare con gli avversari? Il governo boliviano ha una visione stalinista della politica? Se così fosse sarebbe inutilmente quasi solo al mondo.

In generale ci sono proteste per problemi economici in ogni parte dell’America Latina, dovute alla frustrazione generata dagli annunci degli ultimi due decenni di un passaggio al primo mondo, “come il Cile” e “bisogna fare come il Cile”, e con più o meno autoritarismo questo è stato fatto. Si sono spinti i TLC, e si è screditato tutto quello che non è neoliberismo, o integrazione panamericana. Le popolazioni in tutti i paesi sono rimaste ad aspettare che la promessa si compisse. Il Cile è il paese dove si è compiuta di più ma sembra che i primomondisti del sud non godano del loro status, vista la grandezza delle proteste che accompagnano le richieste politiche in questo paese. Con un PIB pro capite misurato in PPA (parità di potere d’acquisto), il triplo della Bolivia, il doppio di Perù e Colombia e una volta e mezzo quello del Brasile il malessere lì sta crescendo per la mancanza di prospettive concrete alla realizzazione di tutte le promesse di decenni.

In generale i governi di sinistra come quelli del Venezuela, Bolivia ed Ecuador stanno  reagendo male alle richieste politiche mentre dovrebbero essere quelli che più rispettano le istanze sociali essendo governi eletti dai loro popoli. In effetti se in Ecuador si tratta di decidere sulla rielezione senza limiti, dovrebbe tenersi un referendum  per stabilire cosa pensa la gente del fatto che si possa fare la riforma costituzionale che lo consenta. D’altro canto Correa assomiglia più a Fujimori che a Dilma. Questo non è lo spirito politico del suo governo, senza dubbio, nonostante le numerose accuse da destra e qualcuna da sinistra.

Il caso boliviano sembra essere un  caso differente e questo perché non è in dubbio la rielezione di Evo anche se egli potrebbe ottenerla attraverso la rielezione illimitata, non ancora impostata, che è il tema spinoso sul quale alla fine è caduto Fujimori. Il satrapo peruviano ha avuto l’appoggio di Washinton dal giorno stesso del golpe e un piano di riforme economiche è stato organizzato dalla Banca Mondiale e articolato dall’interno dei ministeri dagli stessi funzionari della Banca il giorno seguente il golpe. Fujimori è caduto nonostante tutti questi appoggi ed il controllo assoluto dei servizi segreti sui movimenti dell’opposizione. La solitudine dei governi di sinistra non li deve condurre a comportarsi come la destra, colpendo e reprimendo. L’importante è che tutti prendano nota che i prezzi delle materie prime hanno recuperato il loro livello storico e che non c’è una crescita significativa né in Europa né negli Stati Uniti né in Giappone e che la Cina crescerà ma più lentamente nel lungo periodo. A monte di tutto questo sembra esserci un problema finanziario internazionale di grandi dimensioni che gira nuovamente intorno.

Dice il Vicepresidente Garcia Linera, in una letteraai sostenitori: “In questo contesto -e facendo uso della libertà di pensiero ed espressione-, ho segnalato che quattro ONG mentono e camuffano il loro attivismo politico reazionario sotto il manto di attività “non governative”. Se CEDIB e CEDLA etc. hanno deciso di virare a destra, è una opzione come qualsiasi altra, e non interrompe né interferisce con il processo sociale e politico boliviano. Milenio è stata sempre di destra liberale e Tierra sembra essere di centrosinistra. In tutti i casi l’opposizione aiuta il governo così come tutte le critiche aiutano i governi progressisti. Ma se non si basano sulla verità allora il problema è diverso, perché l’oggetto della ricerca scientifica è la ricerca della verità Proprio per questo il falso è severamente punito. La soluzione del problema della menzogna in nome della scienza è esporre la verità. Non è chiudere le istituzioni né aggredirle. E’ mostrare con evidenza dove sta la falsità. Il quesito, dato il peso politico di Evo in Bolivia, è se tutto questo vale la pena per assicurare la sia rielezione.

Nel contesto di tutte le proteste che avvengono in America Latina ha senso che nei paesi di destra vengano colpiti i manifestanti ma non lo ha che lo facciano quelli di sinistra. Oppure il mondo gira al contrario. La sinistra non esiste per farsi rieleggee permanentemente. Quanti abbiamo lottato per la giustizia sociale in tutto il continente per decenni e siamo stati  contrari alla terza rielezione di Fujimori abbiamo potuto vedere a quale livello il controllo dello Stato fosse nelle mani dei servizi che operavano solo a garanzia della permanenza del regime. É questo che fa la sinistra al potere? L’esempio è negativo ed il finale è stato brutale. prima l’espulsione dal paese, dopo l’esilio ed infine il carcere a vita a causa di un errore di calcolo. Questo non deve essere l’esempio da seguire da parte di presidenti e di governi di sinistra  alla ricerca della perpetuazione al potere; al contrario dovrebbero essere esempi di umiltà ed onestà. Fu Luigi XIV che disse “lo Stato sono io”. Dopo, Stalin perseguiterà Trotski con questo stesso argomento. Uccise anche Kondratieff perché aveva detto che esistevano i cicli economici.

Infine, riguardo all’agenda ambientalista, Garcia Linera si riferisce “alla cornice ideologica nel discorso ambientale fatto e finanziato dai centri imperialisti”. Eduardo Gudynas  è accusato di questo in Perù ma dal polo opposto. Le imprese minerarie accusano di essere “chavistas”. coloro che le contestano. Non ho idea di dove il Vicepresidente collochi Joan Martinez Alier ed i lettori della sua rivista di Ecología Política. Tanto meno Papa Francesco, che recentemente ha visitato con successo questo paese del sud, il quale con la sua enciclica ‘Laudato sí, Lettera Enciclica sulla cura della casa comune’, ha lasciato senza sonno molti conservatori. Jeb Bush ha dichiarato che a lui non piacciono le raccomandazioni di politica economica del Papa. L’agenda ambientale è anatema per la destra internazionale e per la Bolivia. Cosa hanno in comune il governo di Evo e la destra internazionale? Perchè il Vicepresidente si scontra con la sinistra internazionale facendo osservazioni inesatte? Non tutte le ONG sono agenzie dell’imperialismo e non tutte le posizioni ambientaliste seguono le linee di USAID.

Infine ci troviamo ad un incrocio dove i governi progressisti devono dimostrare di esserlo, non squalificandoo i propri avversari e non colpendo i propri cittadini. Ci troviamo in un momento in cui bisogna ritornare a pensare a cosa fare nel futuro in un contesto internazionale che non è più quello del 2003 e con una teoria economica dominante che scopriamo essere al declino. Ci sono temi più seri che mantenersi al potere e avere sempre ragione.  Avere molta ragione  è già tanto di questi tempi.

*Oscar Ugarteche è investigatore titolare presso l’Istituto di Ricerche Economiche della UNAM e membro del SNI/CONACYT.

Traduzione ad opera del Giga (Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati) e del Gruppo Camminare domandando

URL dell’articolo originale:

http://www.alainet.org/es/articulo/171959

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